Perché Erdogan è rimasto (quasi) l’unico leader della regione a difendere così tanto Hamas

"Che differenza c’è tra Israele e Hitler? Nessuna", dice il presidente turco. Che ha compromesso il suo rapporto con Netanyahu e con l’Amministrazione Biden per provare a ritagliarsi una leadership nel fronte che si pone come alternativa all'occidente
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27 DEC 23
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Israele “parla male di Hitler, ma che differenza c’è con Hitler? Finiranno per farcelo rimpiangere, Hitler. Quel che fa Netanyahu è meno grave di quel che ha fatto Hitler? No, non lo è”, ha detto ieri il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, definendo Israele “uno stato terrorista” e invitando tutti gli intellettuali e gli accademici ostracizzati per le loro opinioni sui “crimini di guerra” a Gaza ad andare in Turchia, dove troveranno l’accoglienza che meritano. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha risposto che Erdogan, “che commette un genocidio contro i curdi”, che mette in galera i giornalisti che si oppongono “al suo regime”, è “l’ultima persona che può farci la morale” mentre combattiamo “l’organizzazione terroristica più brutale e oscena del mondo, Hamas-Isis, che ha commesso crimini contro l’umanità e che Erdogan ha elogiato, ospitando i suoi leader” in Turchia.
Dal 7 ottobre, il presidente turco ha deciso di denunciare non soltanto quelli che considera i crimini di Israele a Gaza ma anche le ipocrisie dell’occidente che difende Israele, ergendosi a leader del mondo musulmano, sua grande ambizione. Quasi ogni giorno dall’attacco di Hamas nel sud di Israele, Erdogan ha denunciato Netanyahu e il suo principale alleato, l’America, che è anche il principale alleato della Turchia, che fa parte della Nato. “Viene ucciso un giornalista ogni giorno” a Gaza, ha detto la settimana scorsa, “ma nessuna delle istituzioni che da anni fanno la morale a noi sulla libertà d’espressione ha detto una parola”.
È un’esagerazione, in due sensi: la campagna di silenziamento dei giornalisti dissidenti in Turchia è un metodo per conservare il potere e sono moltissime le istituzioni, a partire dall’Onu, che denunciano le azioni di Israele a Gaza. Ma le parole di Erdogan sul “doppio standard” dell’occidente rimbombano in molte parti del mondo, vengono rilanciate con fervore dalla Russia – che invita i leader di Hamas a Mosca – ma attecchiscono anche in altri paesi, e dentro la stessa Turchia. Erdogan però fa molto di più: continua a difendere Hamas, a differenza dei leader occidentali che non vogliono avere nulla a che fare con il gruppo terrorista palestinese, ma anche a differenza di molti leader della regione che certo denunciano le operazioni di Israele a Gaza e il sostegno americano a Israele ma contano che questa guerra segnerà la fine del gruppo terroristico. Ieri Libération raccontava in un lungo reportage il tentativo di Hamas di utilizzare la guerra a Gaza per espandersi e reclutare miliziani nella regione, ma finora i leader della regione sono stati cauti – c’è stato anche uno scambio bizzarro tra Hamas e Teheran sulle motivazioni del 7 ottobre: le Guardie della rivoluzione hanno detto che è stato fatto per vendicare l’uccisione del generale Suleimani nel 2020, mentre Hamas ha smentito, le ragioni sono l’occupazione.
Erdogan ha ignorato fin dall’inizio questa riluttanza, ha detto che Hamas non è fatta di terroristi ma di “mujahedeen”, ha compromesso non soltanto il suo rapporto con Netanyahu ma anche quello ben più rilevante con l’Amministrazione Biden e semmai ha rinverdito il suo approccio mezzo competitivo e mezzo collaborativo con la Russia per provare a ritagliarsi quella leadership che da sempre vuole non solo nel mondo musulmano ma anche nel fronte che pone un’alternativa alle regole e ai valori occidentali – un po’ come fa l’Ungheria nell’Unione europea, ma nella Nato, e con l’America.