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L’inno cinese a Mosca nel teatro di Mariupol
La cantante lirica sarebbe arrivata nel Donetsk assieme a una delegazione della Repubblica popolare. Ecco il video in cui Wang Fang, vicina al Partito comunista cinese, intona la canzone sovietica "Katyusha" nella città fatiscente occupata dai russi
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13 SEP 23
Ultimo aggiornamento: 11:01 AM

Ieri sul terrazzo del teatro drammatico di Mariupol, il teatro davanti al quale prima che la città venisse occupata dai russi era stata scritta la parola “bambini” per indicare la presenza di civili, e che il 16 marzo 2022 è stato comunque bombardato da Mosca uccidendo centinaia di persone, è comparsa una cantante lirica cinese. Nei video circolati sui social si vede Wang Fang nell’edificio fatiscente intonare la canzone sovietica “Katyusha”, e secondo quanto riferito dai media russi sarebbe arrivata nel Donetsk assieme a una delegazione di giornalisti, blogger e alcuni personaggi pubblici provenienti dalla Repubblica popolare cinese.
Wang Fang è popolare in Cina per aver cantato nel 2014 alla serata di gala del Capodanno cinese trasmessa dalla Cctv “Inno agli eroi”, dedicato ai soldati dell’Armata rossa, e più in generale per prestare la propria voce a molte sigle dei film patriottici promossi dal Partito comunista cinese. Soprattutto negli ultimi anni è salita sul palco degli eventi organizzati dal Comitato centrale della Lega della gioventù comunista e suo marito, Zhou Xiaoping, è uno scrittore ed ex membro del Partito. Il capo dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin, avrebbe giudicato la performance cinese “molto toccante”.
I video di Wang che canta proprio in quel teatro una canzone popolare russa fanno molta impressione, soprattutto se immaginata al fianco di una delegazione cinese in visita nella città occupata. Quei video smentiscono ancora una volta i tentativi di Pechino di mostrarsi neutrale nella guerra in Ucraina, che chiama “crisi russo-ucraina” come vuole la propaganda di Mosca, e che fa intonare alle sue cantanti non solo gli inni al Partito comunista cinese ma anche agli orrori dell’esercito russo in Ucraina.
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Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.