La lezione lituana: stop al gas russo e via l’ambasciatore, Vilnius sa come isolare i dittatori

Il paese baltico espelle il diplomatico russo e ferma le importazioni energetiche da Mosca. Qualche tempo fa non aveva esitato a mettersi anche contro la Cina
4 APR 22
Ultimo aggiornamento: 19:22
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Ingrida Simonyte, premier lituana, incontra l'omologo ucraino Denys Shmyhal (foto di Ansa)<br />

Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha annunciato ieri che “l’ambasciatore della Federazione russa dovrà lasciare la Lituania”. La decisione di espellere il diplomatico arriva “in risposta all’aggressione militare russa contro l’Ucraina sovrana e alle atrocità commesse dalle Forze armate russe in varie città ucraine occupate, incluso l’orribile massacro di Bucha”. Il messaggio che il governo di Vilnius manda a Putin è formale ma molto potente, anche perché arriva a poche ore da un altro segnale: la Lituania è il primo paese europeo a fermare le importazioni di gas dalla Russia, quello che la premier del paese baltico Ingrida Simonyte ha definito “gas tossico”. Certo, può farlo: la Lituania è un’economia piccola, e ha iniziato molto tempo fa il processo di emancipazione dalle risorse energetiche russe. Se ne parlava già nel 2012, ma il motivo è che i paesi baltici, ben prima di noi, avevano capito quello che sarebbe potuto succedere con Vladimir Putin, e con un vicino che conoscono bene, contro il quale hanno combattuto, e che oggi è sempre più aggressivo.
Se qualcuno si stava chiedendo cosa si può fare per aiutare l’Ucraina ad affrontare il mostro russo, la risposta ancora una volta viene dalla piccola Lituania, che ha un’idea ben precisa non solo di Mosca, ma in generale degli autoritarismi. Quando, qualche mese fa, ha aperto una rappresentanza diplomatica di Taiwan– chiamandola proprio così, “di Taiwan” – la Cina ha reagito esercitando un blocco economico totale, addirittura minacciando le aziende europee che facevano affari con la Lituania. Che non si è fatta intimidire, e ha abbassato il livello delle relazioni diplomatiche con la Cina, di fatto espellendo anche l’ambasciatore di Pechino. In questo momento Vilnius è l’unica capitale dell’Unione europea che ha messo un muro tra lei e gli autoritarismi, tra lei e i paesi che intraprendono guerre d’invasione e i loro partner. Varrebbe la pena imparare come si fa.