Nicolas Sarkozy e Vladimir Putin (Ansa)  

Qui Parigi

La Francia vuol farsi mediatrice presso Putin. Il caso Sarkozy

Mauro Zanon

Zemmour, il candidato della destra identitaria per l'Eliseo, scrive a Macron e chiede che il paese si "adoperi in ogni modo per far cessare l'aggressione" russa. E individua nell'ex presidente francese, insieme a Hubert Védrine, l'emissario "per la pace" più efficace. Ma lui per il momento non commenta

“La Francia non può più essere attendista e deve adoperarsi in ogni modo per far cessare questa aggressione e ottenere la pace il più rapidamente possibile. Lei non è ancora riuscito a far sentire la voce della Francia. Le chiedo dunque di designare oggi due ‘emissari della Francia per la pace’. Nicolas Sarkozy e Hubert Védrine”. Inizia così la lettera aperta di Éric Zemmour, candidato della destra identitaria alle presidenziali francesi, all’inquilino di Eliseo Emmanuel Macron. Una lettera in cui il leader di Reconquête! invoca la discesa in campo dell’ex presidente della Repubblica e dell’ex ministro degli Esteri di Jacques Chirac (Védrine fu il capo della diplomazia francese durante la guerra in Kosovo) come intermediari per risolvere la crisi in Ucraina, in ragione della loro esperienza e della loro posizione di equilibrio. “Entrambi, sulla scena internazionale, incarnano la Francia come potenza indipendente e di equilibrio. Entrambi sono rispettati dai belligeranti, sia dagli ucraini sia dai russi, sia dagli europei sia dagli americani. Entrambi hanno l’esperienza della diplomazia e delle mediazioni”, ha scritto Zemmour, convinto che solo Sarkozy e Védrine potrebbero ottenere un cessate-il-fuoco immediato a Kiev. 

 

Nell’agosto del 2008, come oggi, la Francia aveva la presidenza del Consiglio dell’Unione europea, e Sarkò, dopo un viaggio a Tbilisi, riuscì a ottenere il cessate-il-fuoco tra la Russia e la Georgia, che si affrontavano da nove giorni. Venerdì, l’ex presidente gollista, è stato ricevuto da Macron all’Eliseo per affrontare la questione della guerra in Ucraina. “La via del dialogo e della diplomazia è difficile, spesso deludente, ma non c’è alternativa. Bisogna dunque proseguire su questa via. E se non lo farà la Francia, non lo farà nessuno”, ha detto Sarkozy al termine dell’incontro con il capo dello stato francese. Poche ore dopo Zemmour, anche la candidata alle presidenziali dei Républicains, Valérie Pécresse, ha indicato Sarkozy come il miglior ambasciatore per la pace in Ucraina, facendo leva sui risultati diplomatici ottenuti da quest’ultimo in Georgia. “Propongo alla Francia e all’Unione europea di designarlo ‘mediatore europeo per l’Ucraina’”, ha dichiarato Pécresse, dopo essersi confrontata sulla situazione ucraina con Sarkozy. 

 

Quanto a Hubert Védrine, un anno e mezzo fa, ha fatto parte di un gruppo di esperti incaricato di riflettere sull’orientamento futuro della Nato ed è sempre stato favorevole a un dialogo con la Russia. L’ex ministro degli Esteri socialista, tuttavia, ha declinato la proposta di Zemmour, difendendo l’operato di Macron. “È una sciocchezza”, ha detto Védrine al Monde: “Macron ha fatto del suo meglio. I soli che potrebbe intercedere presso Putin non sono i francesi, ma l’ex cancelliere tedesco Schröder, il segretario generale delle Nazioni unite, i cinesi o il primo ministro israeliano”. Sarkozy, per ora, non ha commentato. Ma difficilmente direbbe no a un ruolo così importante, che gli garantirebbe grande visibilità dal punto di vista politico e diplomatico. Per ora, tuttavia, l’ipotesi resta alquanto fredda. 

 

Ieri, su Europe 1, il segretario di stato agli Affari europei, Clément Beaune, ha giudicato “non seria” l’idea di avere degli “emissari” per “temi importanti” come la guerra in Ucraina. Secondo Beaune, inoltre, l’idea di Zemmour e Pécresse è un modo per “far dimenticare” le loro “incoerenze” verso la Russia e Vladimir Putin. Ieri pomeriggio, secondo quanto riportato da un comunicato dall’Eliseo, c’è stata una telefonata tra Macron e Putin. Quest’ultimo si sarebbe impegnato a sospendere i bombardamenti contro i civili e le loro case, a preservare l’insieme delle infrastrutture civili e a mantenere aperte le strade principali, in particolare a sud di Kyiv.