Contro "The Narrative"
Bari Weiss, scrittrice americana che rientra nella categoria dei “controversi” (lasciò il New York Times l’estate scorsa dicendo che il quotidiano è ormai diretto dagli umori di Twitter), ha spiegato questo meccanismo di sovrapposizione ed esclusione in un articolo molto personale e per questo molto sofferto che racconta quanto ne esce male, nella narrazione prevalente, chi combatte per la propria sopravvivenza

Questa volta è diverso; è sempre la stessa storia. Le analisi e i commenti dello scontro in corso tra Israele e Hamas (e il suo allargamento) si muovono su questi due filoni, che a volte si sovrappongono e a volte si escludono, e questo è il motivo per cui il conflitto israelo-palestinese non si risolve e la proposta che viene offerta – due popoli, due stati – è una fotografia in bianco e nero di una stagione politica che risale all’inizio degli anni Novanta. Bari Weiss, scrittrice americana che rientra nella categoria dei “controversi” (lasciò il New York Times l’estate scorsa dicendo che il quotidiano è ormai diretto dagli umori di Twitter), ha spiegato questo meccanismo di sovrapposizione ed esclusione in un articolo molto personale e per questo molto sofferto che racconta quanto ne esce male, nella narrazione prevalente, chi combatte per la propria sopravvivenza.
Cosa c’è di diverso, questa volta: i razzi sparati da Gaza sono un numero di molto superiore rispetto al passato.
Nelle città miste arabo-israeliane (circa il 20 per cento dei cittadini di Israele non è ebreo) ci sono scontri violenti. Gli Accordi di Abramo tra Israele e alcuni paesi arabi hanno frustrato i leader palestinesi che promuovono come unica arma politica la lotta contro Israele.
I social hanno amplificato The Narrative. Matti Friedman, scrittore e giornalista, scrive: “Nello spirito del 2021, le clip sono pubblicate senza contesto e vengono immesse nel sistema circolatorio dell’ideologia per provare tutto quel che deve essere provato”. La solita storia sul conflitto israelo-palestinese ora mette insieme i pregiudizi dell’élite con il fervore dell’attivismo con la passione per le proteste. E’ tutto un unico flusso, in cui non serve cercare di capire la disputa territoriale a Sheik Jarrah né la politica dei settlement di Israele né perché le elezioni palestinesi siano state sospese dagli stessi palestinesi né perché, pur essendo in gioco la sopravvivenza di due popoli, nessuno abbia avuto l’interesse di costruire una nuova generazione di leader in grado di scardinare “la solita storia”.
Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi




