cerca

I gilet gialli hanno un altro bersaglio: la rete Bfm.tv, colpevole di macronismo

Un reporter dell'emittente è stato ferito da un petardo, altri sono stati minacciati. Ai manifestanti anti-Macron non piace chi la pensa diversamente da loro

12 Gennaio 2019 alle 06:00

I gilet gialli hanno un altro bersaglio: la rete Bfm.tv, colpevole di macronismo

Un manifestante a Parigi espone un cartello: "Macron dimettiti" (Foto LaPresse)

Parigi. I gilet gialli la chiamano Bfmacron, ma anche Bfmcollabo e Bfmerdias, perché sono “tutti venduti” quelli di Bfm.tv, la rete all news più popolare di Francia, venduti a Macron, alle élite, all’alta finanza, ai poteri forti. L’emittente televisiva che ha il suo posto alla casella 15 della numerazione nazionale “è diventata la bestia nera dei gilet gialli” francesi, come racconta il settimanale Inrocks, il canale che cristallizza le critiche più aspre per la copertura mediatica del movimento sociale nato tre mesi fa sui social network e simboleggia la sfiducia dei manifestanti verso i cosiddetti “media tradizionali”, quelli che a loro detta diffondono fake news ventiquattro ore su ventiquattro. La situazione, negli ultimi giorni, è sfuggita di mano, con un aumento esponenziale degli episodi di violenza ai danni dei giornalisti di Bfm.tv, con reporter minacciati, aggrediti verbalmente e nel peggiore dei casi letteralmente picchiati.

 

Sabato, sugli Champs-Elysées, un reporter della rete all news parigina è stato ferito alla gamba da un petardo, mentre a Rouen una squadra di giornalisti è stata accerchiata da un gruppo di gilet gialli. “Volevano linciarli. Se non ci fossero stati gli agenti di sicurezza, probabilmente sarebbero finiti all’ospedale”, ha raccontato François Pitrel, presidente della Société des journalistes (Sdj) di Bfm.tv. Agenti di sicurezza? Sì, perché l’emittente televisiva è stata costretta ad assumere delle guardie del corpo per proteggere i suoi giornalisti e di mettere dei coprimicrofono neutri per ridurre al minimo i rischi di aggressione. “Ci possono criticare, ma picchiare dei giornalisti che raccontano un movimento è intollerabile in una democrazia. Queste violenze vengono da una minoranza di manifestanti, certo, ma sono diventate sistematiche da diverse settimane: insulti, minacce, aggressioni”, ha spiegato Pitrel.

 

In entrambi i casi, i gilet gialli avevano “identificato” i giornalisti come appartenenti a Bfm.tv, ha aggiunto Pitrel, e proprio per quella appartenenza avevano deciso di passare all’attacco. In protesta, i reporter di Bfm.tv hanno scelto di non coprire le mobilitazioni di lunedì: un modo per manifestare la propria solidarietà ai colleghi aggrediti nel weekend, ma anche per “lanciare un segnale”, come sottolineato dal presidente della Sdj. “Visto ciò che è accaduto questo fine settimana e in quelli precedenti, questa decisione è comprensibile”, ha reagito Hervé Béroud, dg di Bfm.tv, prima di aggiungere: “Questa espressione di violenza contro i giornalisti, e in particolare contro la rete, è inedita”.

 

La conferma di questo accanimento verso il canale numero 15, di questo “Bfm bashing” che costringe i giornalisti a lavorare in forma anonima per non farsi attaccare, è arrivata da una testimonianza di un collega degli Inrocks, che si trovava in una rotatoria del Gard, in piena campagna francese, per un reportage sui gilet gialli. Un macellaio con addosso il gilet catarifrangente simbolo della protesta gli offre un caffè scoppiando a ridere: “Se fossi stato di Bfm.tv, te l’avrei versato addosso”. “Perché?” chiede il giornalista. Risposta: “Beh, è il canale di Macron, sono dei venduti”. La nascita del nomignolo “Bfmacron”, a dire il vero, viene da un po’ più lontano. Macron, da vice segretario generale dell’Eliseo, aveva favorito Patrick Drahi, uomo d’affari al vertice della multinazionale Altice, per prendersi Sfr, gigante della telefonia, e aveva gestito da vicino anche il dossier incandescente che riguardava il salvataggio del quotidiano Libération, poi finito proprio nelle mani di Drahi.

 

Quando nel 2016 NextRadioTv, gruppo che detiene Bfm.tv, viene acquisito da Altice, e il banchiere Bernard Mourad, ex presidente di Altice Media Group, diventa consigliere speciale dell’allora candidato di En Marche! si raggiunge il punto di non ritorno: Bfm.tv è l’organo di propaganda di Macron. Ma in realtà, dietro questo accanimento verso Bfm.tv, vi è una manifesta incapacità da parte della maggioranza dei gilet gialli a gestire il dissenso, un’insofferenza viscerale verso tutti i media che non raccontano le cose come loro vorrebbero. Hanno tentato di bloccare le rotative dei quotidiani Est Republicain e Ouest France, e hanno provato ad entrare nella sede dell’Independant, a Perpignan, perché “colpevoli” di non aver coperto a dovere le manifestazioni. Gli unici media “non collaborazionisti”, dunque in cui avere fiducia, sostengono i gilet, sono Brut e Rt France, la versione francese di Russia Today.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha anche scritto un libro, Macron. La rivoluzione liberale francese, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, la cucina emiliana, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi