Le promesse di Putin non bastano a Israele

Redazione

Israele ha abbattuto un jet da combattimento siriano che si era addentrato nel suo spazio aereo per circa due chilometri. La Siria nega, dice che l’aereo, un Sukhoi partito dalla base T-4, stava rispettando le norme territoriali, ma Israele ha fatto sapere che prima di colpire l’esercito aveva lanciato diversi segnali al pilota per avvertirlo dello sconfinamento. L’abbattimento potrebbe avere delle ripercussioni importanti – era dal 2014 che Israele non colpiva un aereo siriano – in un momento in cui, da metà giugno, le forze governative siriane, appoggiate dalla Russia, conducono una campagna di bombardamenti vicino alle alture del Golan per riconquistare terreno a ridosso del confine con Israele. Gerusalemme chiede che sia la Russia a risolvere la questione allontanando le truppe iraniane, inviate in Siria per aiutare il regime di Assad, dalle vicinanze del territorio israeliano. Lunedì il primo ministro, Benjamin Netanyahu, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si sono incontrati a Gerusalemme. Mosca ha proposto che le forze iraniane vengano tenute lontane dal Golan, cento chilometri dalla linea di demarcazione, ma Israele ha ribadito la sua contrarietà a ogni tipo di presenza militare iraniana sul territorio siriano, affermando che l’insediamento iraniano non verrà tollerato né nei pressi della frontiera, né a cento chilometri. Aumenta per Israele la necessità di avere delle garanzie da Mosca, soprattutto in un momento in cui le truppe governative hanno sottratto ai ribelli il controllo della maggior parte delle province nel sud della Siria e in prossimità del Golan, zona che il regime di Assad continua a rivendicare.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.