Me ne vado, no resto. Trump gioca con la Nato e ottiene l'aumento delle spese militari

Redazione

Il copione è sempre lo stesso, attaccare, minacciare, dire e non dire sfruttando i 280 caratteri di Twitter che impongono sintesi e favoriscono l'ambiguità. E, alla fine, intestarsi l'ennesima vittoria epocale. Donald Trump conclude la sua due giorni al vertice Nato di Bruxelles con una conferenza stampa in cui spiega, di avere fiducia nell'Alleanza atlantica, che “l'impegno americano a restare nella Nato è molto forte”, ma anche che c'è un accordo per aumentare la spesa militare.     

 

 

Il numero magico è 4, 4 per cento del pil. È quello il livello di spesa che i paesi del Patto atlantico dovranno raggiungere entro il 2024 (attualmente è al 2 ma quasi nessuno lo rispetta). Il documento firmato a Bruxelles in realtà non ne parla. Trump lo ha citato in un tweet indicandolo come orizzonte possibile al quale tendere nei prossimi anni. Insomma è difficile capire se e quanto i paesi della Nato raggiungeranno e se effettivamente raggiungeranno questo livello di spesa (l'Italia attualmente è poco sopra l'1 per cento).   

 

 

Di certo c'è che questa mattina a Bruxelles si è tenuta una riunione straordinaria dei capi di Stato e di governo dei paesi Nato dedicata al tema delle spese per la difesa. Di (quasi) certo c'è che Trump, secondo quanto hanno riferito fonti che si trovavano al summit, avrebbe minacciato di far uscire gli Stati Uniti se gli alleati non avessero accettato la proposta di incrementare la quota del 2 per cento del pil. 

 

Alla fine il presidente americano festeggia: “Ho detto che sarei stato molto insoddisfatto se non avessero aumentato i loro impegni in modo molto sostanzioso, perché gli Usa hanno pagato una cifra enorme, probabilmente il 90 per cento del costo della Nato. E ora i paesi inizieranno ad aumentare i loro impegni. Oggi sono molto contento: oggi abbiamo una Nato molto forte, molto più forte di quanto non fosse due giorni fa”. Dopotutto, come aveva spiegato al Foglio Zalmay Khalilzad, ex ambasciatore americano in Iraq, Afghanistan e all’Onu, i “ruggiti” di Trump altro non erano che “una tattica per ottenere una giusta riforma della Nato”. La strategia sembra aver funzionato.

 

 

Dal canto suo il premier italiano, Giuseppe Conte, ha detto di non aver sentito Trump minacciare l'uscita degli Stati Uniti dalla Nato e ha assicurato: “Abbiamo ereditato gli impegni di spesa per la Nato dalle amministrazioni precedenti. Impegni di spesa che non abbiamo alterato. Non è quindi prevista alcuna spesa aggiuntiva. Non abbiamo offerto ulteriori contributi rispetto a quanto preventivato da tempo. Il problema posto da Trump, comunque innanzitutto esiste. Nel momento in cui gli Usa dicono che contribuiscono in modo eccessivamente gravoso per la loro nazione alla difesa comune, dicono una cosa che corrisponde alla realtà”.

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