Donald vs Donald, e poi anche Donald vs Angela: lo show di Trump al vertice Nato

Redazione

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"Voglio chiarire una cosa: ho vissuto l'occupazione sovietica di una parte della Germania. Ed è un bene che ora sia indipendente". La cancelliera tedesca Angela Merkel ha risposto al presidente americano Donald Trump ricordando la sua infanzia trascorsa nella Germania dell'est, sotto la sfera d'influenza dell'Unione sovietica. Alla vigilia del vertice di Bruxelles tra i leader dei paesi Nato, Trump aveva criticato la Germania per avere siglato "grandi accordi sul gas e il petrolio con la Russia" con Berlino che "paga miliardi e miliardi di dollari ogni anno" a Mosca. La Germania, aveva concluso Trump, "è completamente controllata dalla Russia". Una polemica che si aggiunge a quella sul contributo dei paesi alleati all'Alleanza atlantica. Ogni volta che un presidente americano ricorda agli alleati la famosa soglia del 2 per cento del pil da riservare allo sviluppo della Difesa, tornano le tensioni nell'Alleanza. "La Germania contribuisce molto", ha chiarito Merkel, che ha ricordato come in ambito Nato il contingente tedesco sia secondo solo a quello americano. "Puntiamo ad aumentare il nostro budget per la Difesa come abbiamo deciso in Galles. Entro il 2028 la spesa aumenterà del 28 per cento rispetto al 2014". "Questi sono i fatti, vado al summit fiduciosa", ha concluso Merkel.

 

Il viaggio di Trump

Donald Trump incontrerà oggi e domani gli altri leader della Nato in un vertice a Bruxelles, trascorrerà tre giorni in Gran Bretagna e lunedì volerà a Helsinki per incontrare il leader del Cremlino. “Francamente, Putin potrebbe essere l'incontro più facile di tutti”, ha scherzato Trump mentre saliva sull'Air Force One. Uno scherzo in realtà piuttosto serio, seguito da un attacco del presidente americano all'Unione europea sul commercio e sulla difesa comune. Trump ha collegato la questione delle insufficienti spese militari europee al surplus commerciale dell'Ue con gli Stati Uniti, lamentando che il blocco “rende impossibile per i nostri agricoltori e lavoratori e le aziende di fare affari in Europa” e quindi “vogliamo che almeno li difendano attraverso la Nato”.

 

 

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha risposto chiedendo a Washington di “avere più considerazione” per i suoi alleati: “Dopo tutto non ne avete molti”. Una frecciata al presidente americano e alle sue critiche “quasi quotidiane” all'azione di governo dell'Europa.

 

Come abbiamo spiegato sul Foglio di oggi, lunedì Trump vedrà il presidente russo in un incontro faccia a faccia e senza nessun altro presente a Helsinki, in Finlandia. Molte fonti della Nato in questi giorni fanno dichiarazioni ansiose perché temono che Trump porterà scompiglio come già fece durante il G7 e batterà molto sul tema dei soldi che fanno andare avanti l’Alleanza atlantica. Alcuni hanno espresso timori per il futuro della stessa Nato, e la cancelliera tedesca Angela Merkel ha indicato che l'Europa potrebbe non essere più in grado di fare affidamento sul proprio alleato statunitense. Tuttavia, funzionari americani hanno riferito all'agenzia di stampa Reuters che Trump dovrebbe riaffermare il sostegno degli Stati Uniti all'articolo 5 del trattato atlantico, secondo il quale un attacco contro un alleato è considerato un attacco a tutti i paesi membri.

    

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Secondo Trump, gli altri stati dell'Alleanza atlantica – istituita nel 1949 per contrastare l'Unione Sovietica – si starebbero “approfittando” degli Stati Uniti: l’Europa, salvo una manciata di stati, resta lontana dai livelli di spesa decisi al summit in Galles nel 2014, dove è stato stabilito di destinare alla difesa il 2 per cento del pil. Dei 29 membri della Nato, solo cinque hanno raggiunto l'obiettivo quest'anno: Stati Uniti, Grecia, Estonia, Regno Unito e Lettonia. Tuttavia, Francia, Lituania e Norvegia, sono molto vicini al tetto fissato – tutti sopra l’1,5 per cento. “Nel 2014 gli alleati hanno deciso di fermare i tagli ai bilanci per la difesa, aumentando la spesa e indirizzandosi all’obiettivo di investirvi almeno il 2 per cento del pil nel giro di un decennio”, ha scritto il segretario generale Jens Stoltenberg nel suo report annuale del 15 marzo scorso. Dal 2014, “abbiamo assistito a tre anni consecutivi di crescita nella spesa per la difesa tra Europa e Canada, con un incremento totale di 46 miliardi di dollari”, continua il segretario generale. “Nel solo 2017, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato i budget per la difesa di quasi il 5 per cento”. Per il 2018, si prevede che “otto alleati raggiungano il 2 per cento”, mentre “la maggior parte dei paesi ha un piano per rispettarlo entro il 2024”.

  

Gli Stati Uniti rappresentano ad oggi il 51,1 per cento del prodotto interno lordo totale dell’Alleanza e coprono ben il 71,7 per cento delle spesa destinate alla difesa. La Germania è al secondo posto se si considera il pil (con il 9,7 per cento), mentre per il budget difesa la seconda posizione è coperta dal Regno Unito, che rappresenta il 5,8 per cento della spesa di tutta l’Alleanza. Seguono Francia e Germania (entrambe con il 4,8 per cento della spesa totale), e poi l’Italia, il cui budget per la difesa rappresenta il 2,4 per cento sul totale dei 29 membri. Con 20,787 miliardi di euro (in aumento rispetto ai 20,226 del 2016) l’Italia, secondo il report di Stoltenberg, destina l’1,12 per cento del proprio pil alla difesa. Nel complesso, la spesa per la difesa di Europa e Canada è aumentata del 4,7 per cento rispetto al 2016, sebbene essa sia ben al di sotto del 2 per cento del pil complessivo (circa l’1,45 per cento). All’ultimo posto c’è invece il Lussemburgo, la cui spesa per la difesa è inferiore allo 0,5 per cento del pil.

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