La voce del Cremlino

Micol Flammini

La forza del Cremlino ha un braccio armato: l’esercito. E uno non armato: la propaganda. Sergei Zheleznyak, classe 1970, ha saputo unire le due arti. Abbastanza adulto per aver introiettato un po’ di eredità sovietica, abbastanza giovane per capire l’importanza dell’influenza dei media nella politica, Zheleznyak è l’uomo di riferimento dei partiti estremisti europei, il trait d’union tra il populismo del Vecchio continente e il Cremlino. Ha curato le visite a Mosca degli esponenti del Movimento 5 stelle e la firma dell’accordo “di cooperazione e collaborazione” tra la Lega e il Cremlino nel marzo del 2017; un patto simile era anche stato raggiunto tra il partito di estrema destra austriaco di Heinz-Christian Strache, mentre una serie di colloqui, incontri e promesse aveva avvicinato l’AfD tedesca, il gruppo anti immigrazione ed euroscettico di Frauke Petry, alla Duma. Dietro a questi incontri, orchestrati e organizzati più o meno in segreto, c’era sempre lui, Sergei Zheleznyak. Alle spalle una carriera nell’esercito e un presente radicato nelle strategie comunicative.

   

Dopo i primi anni passati alla Scuola navale di Kiev, dove si è laureato, si dedica alla comunicazione. Il comunismo era finito da poco e i russi vengono sommersi da annunci. Zheleznyak si fionda nel mondo della pubblicità e a ventitré anni inizia a lavorare per il gruppo Apr che si occupa di réclame e pubbliche relazioni. Nel 2001 diventa amministratore delegato di News outdoor group Russia, l’agenzia pubblicitaria più grande dell’est Europa, poi passata nelle mani di Rupert Murdoch e infine venduta a una banca russa nel 2008. La News outdoor group si occupava anche di alcune campagne pubblicitarie per il Cremlino. Operava anche in Repubblica ceca e Bulgaria, ma la Russia è stata il suo mercato più redditizio e forse i continui rapporti con il presidente hanno ispirato Zheleznyak. Nel 2007 abbandona la pubblicità ed entra nel partito Russia unita, l’ex partito di Putin.

 

“Fin dall’infanzia sono stato spinto dal desiderio di cambiare il mondo e di servire la madrepatria, pertanto la scelta più ovvia è dedicarmi alla politica”, ha detto. 

 

Sergei Zheleznyak foto Council of the Federation of the Federal Assembly of the Russian Federation via Wikipedia


  

Una volta entrato al Cremlino inizia a usare al meglio le sue competenze. Ha un bell’eloquio, è accattivante, vanta anche un diploma presso la business school svizzera Imd, parla bene l’inglese. E’ il nuovo mondo che è cresciuto nel vecchio e in quegli anni Putin ha bisogno di personaggi così, giovani patrioti capaci di usare quello che Joseph Nye chiamò il soft power. Nel 2005 era stata fondata Russia Today, per diffondere le versione russa dei fatti in varie lingue, nel 2007 invece Putin aveva insistito per istituire Russkiy mir, una fondazione per riavvicinare a Mosca i paesi dell’ex Unione sovietica attraverso la divulgazione di notizie. Zheleznyak si fa strada nel partito e nel 2011 conquista la commissione della Duma che si occupa di politiche, della comunicazione e della tecnologia. Diventa uno degli ideologi del Cremlino e firma due proposte di legge, specchio dei nuovi rapporti tra l’occidente e il Cremlino.

 

La prima è quella che ha costretto le ong e le testate americane ed europee a registrarsi in Russia come agenti stranieri e la seconda – motivo di tensioni, liti e bandi – che impone alle compagnie internet di trasferire i server sul territorio russo. Finito sotto sanzioni nel 2014 in seguito alla crisi ucraina, non ha smesso di ampliare le sue relazioni europee. Dopo aver incontrato a Roma e accolto a Mosca pentastellati – Manlio Di Stefano e Alessandro Di Battista sono stati ricevuti da Russia Unita a fine marzo del 2016 come rivelato dalla Stampa – e leghisti – le relazioni tra Matteo Salvini e Vladimir Putin preoccupano anche il miliardario americano di origini ungheresi George Soros –, dopo aver tentato di portare avanti progetti comuni con la leader dell’ultradestra tedesca Frauke Petry e il vicecancelliere austriaco Strache, ora l’attenzione di Zheleznyak è concentrata sull’Italia.

  

C’è quel patto firmato nel marzo del 2017 e ora scomparso dalla rete, ci sono i corteggiamenti, le dichiarazioni invaghite del nuovo governo gialloverde e gli inviti dei parlamentari putiniani. Zheleznyak è un bravo oratore, sa fare pubblicità, sa come indorare le promesse. E ha fatto innamorare i nuovi inquilini di Palazzo Chigi pronti a invitarlo sul Mediterraneo. Gli altri europei sono stati sedotti e per ora un po’ abbandonati, ma forse è stata questione di occasioni e opportunità.

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