Cosa frena la ricerca di un compromesso tra Merkel e l’Italia populista

Marco Cecchini

Dopo giorni di silenzio la Germania si è pronunciata sul governo giallo-verde che sta per nascere in Italia. Il ministro degli Esteri Michael Roth ha affermato in un’intervista allo Spiegel che “più che mai, l’Europa ha bisogno di un affidabile partner italiano che, come prima, veda il suo posto nel cuore dell’Europa e non nell’ingannevole sicurezza del nazionalismo”.

 

Prima di lui avevano parlato solo gli esperti, per lo più i falchi come il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest (“con l’Italia abbiamo perso la pazienza”) o il saggio Lars Feld (“ora sarà più difficile la riforma dell’Eurozona”). Ma diversamente dal presidente francese, Emmanuel Macron, che ha ammonito i vincitori delle elezioni al rispetto degli accordi europei, Angela Merkel si è guardata bene da esternazioni che sarebbero potute apparire come un’interferenza negli affari interni di un altro paese, ancorché partner dell’Unione europea.

 

Il caso Italia, come dimostrano le parole di Roth, è in grande evidenza sul tavolo della cancelliera. Accompagnato, come vuole la prassi, dai migliori propositi sul piano delle relazioni col futuro governo, ma anche da alcune riflessioni autocritiche. Per esempio, per non avere aiutato di più l’Italia sul fronte dell’immigrazione, per averla totalmente esclusa dal dialogo a due con Parigi sulle riforme dell’Unione, per avere a volte tenuto una linea troppo rigida sulla politica economica; tutti fattori che hanno finito per portare acqua al mulino del populismo, si constata ora. Oltre la facciata ufficiale della non interferenza negli ambienti della cancelleria c’è infatti grandissima preoccupazione per l’evolversi della situazione a sud delle Alpi e ci si interroga sul che fare con un paese che allo stesso tempo è non solo “too big to bail-too big to fail”, ma anche un laboratorio politico del Vecchio Continente.

 

Le opinioni degli esperti e i commenti al vetriolo della stampa (“Sfacciataggini italiane”, Faz, “Il ricatto italiano”, Handelsblatt, “Un governo orrendo per l’Italia”, Boersen Zeitung, solo per citare alcuni titoli) non riflettono la nervosa riflessione che le fonti de il Foglio riferiscono essere in corso a Berlino. La cancelliera si trova tuttavia tra l’incudine e il martello: la situazione politica interna frena almeno per il momento la sua volontà di riforma in senso maggiormente solidaristico dell’Eurozona.

 

In un discorso tenuto a Pechino a metà aprile Angela Merkel aveva ribadito la sua “ferma determinazione a trovare con Emmanuel Macron una strada comune per le riforme”. E aveva annunciato che al suo ritorno in Germania avrebbe contattato i maggiori esponenti del suo partito e i “cugini” della Csu, per chiarire la posizione da portare al tavolo negoziale aperto con Parigi. Ma proprio quei contatti hanno provocato lo stop alle riforme successivamente formalizzato nel bilaterale di maggio tra la cancelliera stessa e il presidente francese (“la magia degli inizi è finita, ma tornerà”, aveva detto). Sulla strada di una riforma dell’Eurozona Merkel deve fronteggiare tre ostacoli: la crescita della destra di Alternative für Deutscheland (Afd), le resistenze della Csu e lo scetticismo dell’opposizione interna al suo partito. Ad ottobre ci sono le elezioni in Baviera, il land più ricco e il secondo più popoloso del paese. La prospettiva di una ulteriore avanzata di Afd è concreta e l’asse della politica tedesca si è spostato a destra in vista dell’appuntamento. Le posizioni anti immigrazione e anti islamiste del leader della Csu e attuale presidente bavarese, Hors Seehofer, sono diventate quasi salviniane nel tentativo di togliere argomenti alla Afd. La cancelliera e il suo braccio destro nel governo, il ministro dell’Economia, Peter Altmeier, sono consapevoli che l’unità dell’Eurozona e la lotta al populismo passano dalla riforma delle sue istituzioni e da un ripensamento delle politiche di austerity. Cercano di neutralizzare l’opposizione inglobandola nel meccanismo governativo secondo una strategia consolidata e in passato vincente in attesa di tempi migliori, soprattutto dell’autunno. Si tratta di vedere se l’Europa può aspettare.

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