La Nakba dell’opinione pubblica. Catastrofe Israele, sempre più solo

Giulio Meotti

Roma. Dopo i tragici scontri che a Gaza sono costati la vita a 62 palestinesi (ieri un ufficiale di Hamas, Salah Bardawil, ha detto in tv che cinquanta delle vittime erano membri del gruppo terroristico), si è consumata una serie di crisi diplomatiche. Mentre l’African National Congress, il partito al potere in Sudafrica, paragonava Israele al nazismo, la Turchia umiliava all’aeroporto di Ankara l’ambasciatore israeliano appena espulso. Su Gaza si consuma però anche un’altra rottura fra Israele e l’opinione pubblica europea.

    

La Süddeutsche Zeitung, il quotidiano più venduto in Germania (un milione di copie), ha pubblicato una vignetta con un Benjamin Netanyahu dalle grandi orecchie e il nasone, vestito come Netta Barzilai e in stivali militari, in mano ha un missile, la stella di David al posto della “V” di Eurovision e una nuvoletta che recita “l’anno prossimo a Gerusalemme”. Dopo il clamore, il giornale ieri ha pubblicato le scuse firmate dal direttore Wolfgang Krach, secondo cui la vignetta è stata un “errore”.

  

Cambiando paese e quotidiano, il Guardian è uscito il giorno dopo i fatti di Gaza con una vignetta di Steve Bell. Si vede un carro armato israeliano che va a pesca, salvo che nella rete al posto dei pesci ci sono decine di corpi di palestinesi.

   

Il Volkskrant, uno dei più importanti giornali olandesi, ha pubblicato la vignetta di un soldato israeliano che indossa occhiali da sole e una stella di David, spara contro masse inermi di palestinesi sul confine di Gaza per celebrare i 70 anni dell’indipendenza dello stato ebraico. Dopo aver messo un palestinese disarmato al muro, l’israeliano spara una raffica per scrivere “Buon compleanno a me”. Poi una pila di cadaveri di dimostranti massacrati.

  

Nakba, il disastro dei palestinesi” titolava ieri la Deutsche Welle, l’emittente pubblica tedesca. L’Irish Times, uno dei più quotati giornali irlandesi, pubblicava un editoriale di Omar Barghouti: “Il boicottaggio di Israele è la miglior risposta alle uccisioni illegali israeliane”. In Francia, il settimanale Nouvel Obs aveva un editoriale sul “massacro dei dimenticati”.

   

A Cannes intanto l’attrice franco-libanese Manal Issa sul tappeto rosso della Croisette brandiva a favore delle telecamere di tutto il mondo un cartello con scritto “fermate gli attacchi su Gaza”. Mentre il sindaco di Barcellona, Ada Colau, chiedeva un embargo militare contro Israele, sui social diventavano virali le foto che accostano Gaza ad Auschwitz e a Soweto, sede della famosa rivolta dei neri sudafricani. Intanto la poetessa Shailja Patel scriveva: “La resistenza palestinese non è diversa dalla resistenza francese e olandese e polacca all’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. La Grande Marcia del Ritorno (a Gaza, ndr) è analoga alla rivolta dei ghetti di Varsavia contro l’Olocausto inflitto dai nazisti”.

   

Cannes, l'attrice libanese sul red carpet: "Stop attacchi a Gaza"

Manal Issa ha sfilato con un cartello in mano

  

Nel frattempo manifestazioni con migliaia di persone si svolgevano in diverse città francesi. A Lione, Marsiglia, Bordeaux e Rouen, dove si è protestato in silenzio fuori della cattedrale. A Parigi si sono ritrovate vicino l’ambasciata israeliana: “Macron, sanzioni, non discorsi!”, urlava la folla calpestando la foto del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il settimanale francese Point, che non è mai stato un baluardo del sentimento antisraeliano, ha pubblicato in homepage il seguente sondaggio: “La comunità internazionale è troppo tollerante nei confronti di Israele?”. Il Journal du Dimanche ne aveva un altro: “La Francia dovrebbe richiamare l’ambasciatore in Israele?”.

  

Intanto il sindaco di Dublino, Mícheál Mac Donncha, lanciava il boicottaggio dell’Eurovision del 2019, che si terrà proprio in Israele, e anche in Islanda si raccoglievano decine di migliaia di firme in tal senso. In Olanda, attivisti filopalestinesi vandalizzavano intanto il monumento alla Shoah a Utrecht con della vernice rossa. Si scendeva per strada anche a Oslo, per manifestare di fronte al Parlamento norvegese e all’ambasciata israeliana. “Israele celebra i 70 anni uccidendo 62 palestinesi”, scandivano i manifestanti, fra cui parlamentari socialisti come Petter Eide.

    

Intanto, mentre la Norvegia stabiliva che è legale boicottare selettivamente le merci israeliane da parte dei consigli comunali, tre navi della Freedom Flotilla lasciavano il porto svedese di Göteborg dirette a Gaza per esprimere “solidarietà agli assediati”. La flottiglia è guidata da un peschereccio di nome al Awda (“il ritorno” in arabo) e farà sosta nei porti di Danimarca, Germania e Paesi Bassi. Intanto, all’Onu, Germania, Francia e Inghilterra si smarcavano dagli Stati Uniti chiedendo una “inchiesta indipendente” su Gaza.

    

Tira una brutta aria in occidente. Di abbandono del popolo ebraico.

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