Europeisti, ma senza portafoglio

Redazione

E’ bastata l’occasione della presentazione delle previsioni economiche della Commissione europea perché l’Italia tornasse a essere messa in cattiva luce per non avere formato un governo a due mesi dalle elezioni. La Commissione europea ha lanciato giovedì il suo primo avvertimento serio sui pericoli della prolungata crisi politica in Italia sulle prospettive di crescita e la sostenibilità del debito. Il rallentamento nel 2019 potrebbe essere determinato, tra l’altro, dall’adattamento della politica monetaria della Banca centrale europea. L’Italia rimane ultima per la crescita sia nella zona euro sia nell’Unione europea (con il Regno Unito in fase di Brexit). I dati per il 2019 segnalano un rallentamento pericoloso all’1,2 per cento. Inoltre, qualunque forma abbia, il prossimo governo si troverà di fronte alla richiesta di manovre pesanti.

 

Per il 2018 il buco dell’Italia in termini di saldo netto strutturale si avvicina ai 5 miliardi di euro, visto che l’aggiustamento strutturale è inferiore allo 0,3 per cento di pil richiesto la scorsa estate dalla Commissione in una lettera. In un contesto europeo in cui le stime macroeconomiche, pur positive, segnalano un rallentamento e in cui il bilancio europeo 2021-2027 è stato contestato dai paesi più in salute mercoledì. I Paesi Bassi, l’Austria e la Danimarca hanno attaccato i piani di Bruxelles di aumentare il bilancio a 1,25 trilioni di euro nei prossimi sette anni (l’uscita del Regno Unito lascia un buco di bilancio annuale fino a 17 miliardi). Ai primi venti contrari e difficoltà comuni – con relative richieste di solidarietà – la concordia sembra di nuovo in discussione in un’Europa senza pace.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.