Il caso Selmayr getta ombre sulla trasparenza delle istituzioni dell'Ue

David Carretta

Bruxelles. Jean-Claude Juncker rischia di ritrovarsi nella posizione del suo predecessore Jacqeus Santer, costretto a dimettersi per aver sottovalutato uno scandalo minore, dopo il colpo di mano effettuato da Martin Selmayr per diventare Segretario generale della Commissione europea. Nel 1999 la Commissione guidata dal lussemburghese Santer era stata costretta a dimettersi a causa della presenza nel gabinetto della francese Edith Cresson del suo dentista e amico intimo. Quasi vent'anni dopo è l'altro lussemburghese Juncker che potrebbe trovarsi sul banco degli imputati. Oggetto del contendere è quello che un ambasciatore di un grande paese ha definito il “colpo di Stato” e che nel microcosmo dell'Ue viene ormai chiamato “SelmayrGate”: la decisione di promuovere il capo-gabinetto di Juncker, l'onnipotente Selmayr, prima vice-segretario generale e poi segretario generale con una procedura macchiata da rapidità eccezionale, segretezza, contraddizioni e opacità. “Le regole sono state rispettate religiosamente”, ha risposto il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, in più occasioni. Ma l'esecutivo comunitario è sempre più sulla difensiva, mentre si moltiplicano le rivelazioni e le polemiche sulle modalità della nomina dell'onnipotente Selmayr. La sala stampa è in ebollizione con il corrispondente di Libération, Jean Quatremer, che guida un gruppo di giornalisti che insiste su dettagli e contraddizioni. Il Parlamento europeo, che a fine legislatura potrebbe cedere alla tentazione di mostrare i muscoli in vista delle elezioni del 2019, ha deciso di iscrivere il SelmayrGate all'ordine del giorno della sua plenaria della prossima settimana a Strasburgo. Un editoriale del Financial Times deve aver fatto suonare l'allarme valanga ai piani alti della Commissione: “L'Ue è confrontata a numerose sfide” e “le sue istituzione centrali devono avere credibilità e trasparenza. Il modo con cui Selmayr è stato nominato non contribuisce a questo fine. Un'inchiesta rapida e approfondita è necessaria per eliminare ogni sospetto di cattive pratiche”, ha scritto la bibbia dell'eurocrazia. “La recente nomina del Signor Selmayr è abbastanza eccezionale”, spiega al Foglio l'eurodeputato catalano e liberale Ramon Tremosa: “Potremmo essere di fronte a un possibile caso di abuso di potere politico”.

 

La decisione di nominare Selmayr era stata presa in una riunione del collegio dei commissari il 21 febbraio scorso. Come ha rivelato il quotidiano francese Libération, nessuno dei commissari era stato informato della proposta di Juncker prima di quel giorno. Un documento interno della Commissione, di cui il Foglio è entrato in possesso, conferma che il collegio è stato informato solo all'ultimo minuto della sua candidatura. “Secondo le pratiche normali, e al fine di salvaguardare il grado necessario di confidenzialità, le nomine degli alti funzionari a livello di direttori generali sono presentate direttamente al collegio e decise lì. Questa è stata la procedura applicata in questo caso”, dice il documento. A stupire è la velocità con cui le decisioni sono state prese. Juncker ha spiegato che il precedente segretario generale, l'olandese Alexander Italianer, aveva accettato l'incarico nel 2015 a condizione di potersene andare il 1° marzo 2018. “Una promessa fatta alla moglie”, dicono nel palazzo del Berlaymont. Il presidente della Commissione non lo avrebbe detto a nessuno per non compromettere l'autorità di Italianer. Juncker ha poi spiegato al quotidiano belga Soir di avere informato Selmayr della sua volontà di proporlo per il posto a dicembre e di averne nuovamente discusso con il suo capo-gabinetto in gennaio. Per permettere a Selmayr di essere nel gruppo dei direttori generali e vice direttori generali della Commissione, da cui deve essere scelto il segretario generale, era necessario liberare un posto. Il 31 gennaio il collegio ha nominato la greca Paraskevi Michou a direttore generale per le Migrazioni e gli Affari interni, malgrado il fatto che avrebbe proceduto solo tre settimane dopo a un pacchetto più ampio di nomine. Questo ha permesso a Selmayr di candidarsi per il posto di vice-segretario generale. Per rispettare tutte le regole – che prevedono che la procedura sia valida solo quando ci siano più di due candidati – la vice di Selmayr nel gabinetto Juncker, Clara Martinez Alberola, avrebbe presentato la sua candidatura, salvo ritirarla pochi giorni dopo. Selmayr ha poi compiuto gli altri passi per la nomina a vice-segretario generale, compreso un colloquio con il commissario responsabile del personale, il tedesco Ghuenter Oettinger, che è stato informato da Juncker solo il 20 febbraio dell'ulteriore promozione. Alle 9h30 del mattino del 21 febbraio, Juncker e Oettinger hanno informato il collegio della loro proposta di nominarlo vice-segretario generale. Poi sono arrivate le dimissioni di Italianer. Infine Juncker e Oettinger hanno proposto la nomina di Selmayr a segretario generale, cosa che è stata approvata all'unanimità dai commissari malgrado la “sorpresa” come l'ha definita il vice-presidente Jyrki Katainen. Il tutto è durato pochi minuti. Lo stesso Juncker ha compiuto il passo inusuale di presentare la decisione in una conferenza stampa (la quarta dall'inizio del suo inizio mandato). Selmayr ha “inviato Juncker” nella stampa per annunciare “l'incoronazione di un nuovo imperatore”, ha spiegato un ex giudice del Tribunale di prima istanza dell'Ue, Franklin Dehousse. in una parodia di un messaggio di Frank Underwood per complimentarsi con Selmayr.

 

Libération inizialmente aveva scritto che le regole sulle nomine sarebbero state violate, perché Selmayr non era nel gruppo di direttori generali e vice direttori generali. Il memo interno sembra smentire questa ipotesi, ma contraddice alcune delle dichiarazioni fatte dai portavoce della Commissione la scorsa settimana per difendere la nomina di Selmayr. Secondo il memo, “dopo la nomina di Paraskevi Michou a direttore generale per le Migrazioni e gli Affari interni, il 31 gennaio, il posto di vice segretario generale è stato pubblicato con una scadenza per le candidatura il 13 febbraio”. Martin Selmayr era uno dei due candidati per quel posto”. La scorsa settimana, la Commissione aveva negato che la nomina della greca Michou da vice-segretario generale al posto di direttore generale per le Migrazioni e gli Affari interni e quella di Selmayr prima a vice-segretario generale e poi a segretario generale fossero legate. In realtà, dal documento emerge che la nomina della greca Michou potrebbe essere stata anticipata al 31 ottobre per consentire a Selmayr di essere promosso vice-segretario generale. Il 21 febbraio la Commissione ha poi proceduto a un'altra serie di nomine di direttori generali, mentre la greca Michou è entrata nelle sue nuove funzioni solo il 1° marzo scorso. Il memo indica che la Commissione avrebbe potuto scegliere un'altra procedura, trasferendo Selmayr al posto di segretario generale “nell'interesse del servizio” senza seguire le normali procedure. Anche su questo punto, i portavoce della Commissione hanno fornito spiegazioni contraddittorie. La scorsa settimana, il portavoce Alexander Winterstein aveva detto che era stato Selmayr che “ha scelto” la procedura normale per essere nominato vice-segretario generale e poi segretario generale. Lunedì il portavoce capo Margaritis Schinas ha affermato che è stati il commissario Oettinger ad avere scelto la procedura. Nel documento si legge che “prima dell'intervista con Martin Selmayr del 20 febbraio, il commissario Oettinger è stato informato dal presidente Juncker della decisione di Alexander Italianer di presentare la sua lettera di dimissioni il giorno successivo (il 21 febbraio) e che di conseguenza avrebbe proposto che Martin Selmayr fosse trasferito al posto di segretario generale”.

 

Secondo l'ex giudice Ue Dehousse, Selmayr ha giocato “come mai prima d'ora” la carta della “confusione di ruoli” tra politica e amministrazione. “Il ruolo di segretario generale non è politico, anzi! Dovrebbe essere il garante dell'indipendenza e dell'integrità della Commissione”, sottolinea al Foglio l'eurodeputato Tremosa. Le regole forse sono state rispettate, ma il colpo di mano “non aiuterà certo a aumentare la fiducia dei cittadini europei in vista delle elezioni europee l'anno prossimo. Un'inchiesta per fare luce su quanto accaduto mi sembra necessaria”, dice Tremosa. Diversi stati membri hanno da ridire sulla nomina. Alcuni contestano l'onnipresenza della Germania ai vertici delle amministrazioni dell'Ue. Anche i segretari generali dell'Europarlamento e del Servizio di azione esterna sono tedeschi, così come i direttori del fondo salva-stati Esm e della Banca europea degli investimenti. Altri stati membri contestano il ruolo troppo politico di Selmayr. Europeista convinto, ma con un occhio sempre attento agli interessi della sua Germania, di un'intelligenza fuori dal comune, iperattivo e accentratore sul lavoro, l'ex capo-gabinetto ha accumulato una serie infinita di soprannomi come Rasputin, Principe delle tenebre, Eminenza grigia, Mostro, Dio. Dall'inizio del mandato di Juncker, Selmayr si è comportato come un “presidente ombra”, un rullo compressore che tutto può, come riscrivere le risposte della commissaria al Commercio, Cecilia Malmstrom, in vista dell’audizione all’Europarlamento senza chiederle l’autorizzazione o spingere la vicepresidente bulgara Kristalina Goergieva ad abbandonare la Commissione perché l'atmosfera era diventata “velenosa”. Annunciando la decisione, lo stesso Juncker non ha nascosto che Selmayr è contestato dentro e fuori dalla Commissione. “Io e lui abbiamo delle relazioni difficili con altri commissari, con le direzioni generali, con quelli che vogliono influenzare dall'esterno la Commissione. E' abbastanza normale”. La gestione dello scandalo che lo ha travolto mostra per l'ennesima volta la mancanza di tatto e mediazione, la tendenza alla microgestione, l'accentramento del potere e i metodi autoritari, che rendono Selmayr “inadatto” al ruolo di segretario generale, il cui compito è quello di far funzionare una complicata macchina da 32 mila funzionari. Se l'Europarlamento e la sala stampa brussellese non molleranno l'osso, Juncker potrebbe trovarsi nella stessa posizione del suo predecessore lussemburghese un ventennio fa: non ottenere le dimissioni di Selmayr, come Santer non ottenne quelle di Cresson, rischierebbe di portare alla caduta di tutta la Commissione.

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