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Meglio i pioppi che il Museo dei bambini
La disforia ecologista degli anarchici bolognesi minaccia di morte Lepore. Un caso analogo accadde tre anni fa a Milano
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4 APR 26

Foto ANSA
Minacciare di morte un sindaco con scritte come “Lepore sotto il cemento”, “il Pilastro vi guarda con odio” e altre di pari natura sui muri della sede del Pd di Bologna, firmate con la A dell’anarchia, è un gesto estremamente grave. Cui si può aggiungere l’aggravante della stupidità, se i “comitati” che si firmano con la A riescono a accusare il sindaco Matteo Lepore e la sua giunta di essere pure “sionistri”, il contrario della realtà. E tutto questo, soprattutto, contro un benemerito progetto: quello di un “Museo dei bambini e delle bambine” nel parco Mitilini Moneta Stefanini al Pilastro. Uno spazio per bambini dagli 0 ai 12 anni basato sulla filosofia “dell’imparare facendo”. In un edificio sostenibile nel verde, riqualificando il quartiere. Oltre alla solidarietà a Matteo Lepore cui il Foglio si unisce, c’è però un aspetto per così dire culturale, o semplicemente di obnubilata ideologia ecologista da perdere in considerazione.
“L’odio” contro il progetto nasce dal fatto che per realizzare il museo sono necessari interventi – molto limitati – tra cui l’abbattimento di cinque pioppi (forse otto) alberi. Nel progetto del comune, del resto, è prevista la posa di ben 38 nuovi alberi. Ma sono comparsi cartelli “non vogliamo il museo nel parco”. Nemmeno se è una meritoria iniziativa per i bambini?
E’ evidente la forzatura ideologica, si potrebbe definirle una disforia ecologista. Qualcosa di analogo accadde del resto tre anni fa anche a Milano, e anche lì contro una giunta di sinistra. Oggetto del contendere un glicine (uno, per quanto molto bello) che avrebbe dovuto essere abbattuto per realizzare, secondo un progetto già approvato, il Museo della Resistenza, che nella città medaglia d’oro della Resistenza ancora mancava. Boicottaggi, manifestazioni, polemiche. A un certo punto il sindaco Beppe Sala allargò le braccia: “Se l’opinione pubblica che si sta muovendo intorno al glicine lo considera più importante del Museo della Resistenza, e se spostare il glicine è costosissimo, allora vorrà dire che rinunceremo al Museo”.