Il centrodestra in tilt sulla Salute

Il tavolo al ministero si chiude senza accordo. I sindacati respingono la dipendenza dei medici di famiglia, mentre le regioni la considerano indispensabile per coprire le aree senza assistenza. E la maggioranza finisce per bocciare il piano del suo ministro

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16 MAY 26
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Il ministro della Salute Orazio Schillaci (foto Ansa)

Fumata nera anche al ministero della Salute. Il tavolo tra ministero, regioni e sindacati sulla riforma della medicina generale si è chiuso senza accordo. Il nodo è sempre lo stesso: la possibilità di assumere medici come dipendenti nelle aree carenti. Le regioni – a maggioranza di centrodestra, vale la pena ricordarlo – considerano irrinunciabile questo canale “residuale” per coprire incarichi vacanti, funzioni territoriali strutturate e fabbisogni assistenziali non soddisfatti. Nella bozza attuale, la dipendenza potrebbe essere utilizzata per le Case della Comunità, le aree con carenza assistenziale, la continuità assistenziale, la risposta ai bisogni non differibili e la presa in carico di cronicità e fragilità. I sindacati, con la Fimmg in testa, respingono in toto qualsiasi apertura alla dipendenza.
Dopo oltre un anno di lavoro, dopo aver trovato una quadra con le regioni – che, ripetiamolo, sono a guida centrodestra – la stessa maggioranza parlamentare sta ora sconfessando il lavoro del suo ministro della Salute Orazio Schillaci su una riforma che porta il suo nome. Il primo partito a prendere le distanze è stato Forza Italia. Poi, pochi giorni fa, anche Fratelli d'Italia ha sconfessato la riforma per bocca del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Uno sgarbo che brucia: il “no” arriva dall'interno dello stesso ministero guidato da Schillaci. Il Parlamento a guida centrodestra sconfessa la riforma del suo ministro e, al contempo, lascia cadere nel vuoto le richieste delle regioni di centrodestra, che vedono in questa riforma l'unica strada per riempire le Case della Salute ed evitare il rischio di trasformarle in cattedrali nel deserto, facendo fallire la Missione Salute del Pnrr. La maggioranza ha paura di toccare il dogma della convenzione, teme la reazione corporativa dei sindacati di categoria, e forse guarda già alle prossime elezioni. Ma così facendo tradisce l'alleanza con le regioni e, soprattutto, lascia senza risposta un problema reale: chi curerà i cittadini nelle aree interne, nelle periferie, nei territori dove il medico di famiglia non c'è e non si candida?