Aerei a terra, traffico da record e carburante alle stelle: le turbolenze del trasporto aereo italiano

Per la seconda volta in poco più di un anno, un problema alla trasmissione dei dati Enav manda in tilt i voli. Intanto l'Italia si prepara a superare i 204 milioni di passeggeri, ma il caro carburante minaccia rincari dei biglietti fino al 15 per cento e tagli alle rotte

16 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:48
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È stato un venerdì nero per il trasporto aereo italiano. I problemi alla rete geografica di trasmissione dati Enav hanno lasciato a terra diversi passeggeri e provocato ritardi in tutta Italia, visto che il traffico è stato limitato del 50 per cento per motivi di sicurezza dallo stesso ente.
Un problema simile, riguardante trasmissione dei dati radar al Centro di controllo di Milano si era verificato il 28 giugno dello scorso anno nel nord Italia e se è ancora difficile comprendere quante similitudini ci siano tra i due casi, si segnala che è già la seconda volta in poco più di un anno che i passeggeri italiani rimangono a  terra.
La volta scorsa ci fu l’accusa da parte di Enav a un provider telefonico e anche questa volta il ninistro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha segnalato che il problema è stato probabilmente del medesimo fornitore.
Sicuramente in questo momento di attacchi ibridi si è subito pensato a un attacco hacker, ma la stessa Enav ha escluso questa ipotesi.
Fatto sta, che il problema deve lanciare un allarme e si dovrà comprendere bene quanto sia successo in queste ultime due occasioni.
Anche perché, il traffico aereo italiano continua a crescere nonostante tutte le problematiche globali a cui sta andando incontro. 
L’Italia registrerà questo anno il nuovo record di passeggeri aerei con oltre 204/205 milioni di viaggiatori, vale a dire oltre 40 milioni in più rispetto al record pre covid del 2019.
Al di fuori dei problemi relativi alla rete di trasmissione, ci sono alcuni elementi da tenere in considerazione per un settore cosi importante per l’economia.
Il prezzo del carburante aereo è ormai a 1600 dollari a tonnellata metrica, un prezzo più che doppio rispetto a prima lo scoppio della guerra con il susseguente blocco di Hormuz. Questo provoca un aggravio alle compagnie aeree che vedono i propri costi aumentare in maniera significativa, perché i costi delle dei vettori aerei sono al 30/35 per cento legati al prezzo del jet fuel.
I prezzi dei biglietti aerei tenderanno ad aumentare di un 10/15 per cento il prossimo anno, perché le “coperture” sui prezzi dei carburanti a livello pre-guerra stanno venendo meno a causa della durata del conflitto.
Alcune compagnie più piccole e deboli si stanno ristrutturando per difficoltà finanziarie e alcuni voli per la stagione invernale iniziano a essere tagliati.
Questa forte crescita del mercato aereo potrebbe rallentare ed è bene però che tutto il traffico italiano sia “catturato” il più possibile dai nostri aeroporti. 
La competizione aeroportuale è sempre più globale ed è importante che i diversi gestori possano portare a termine gli investimenti necessari per ampliare la capacità di un sistema ottimo (diversi scali italiani hanno vinto diversi premi di qualità negli ultimi anni), ma sempre più sotto pressione per via della crescita del traffico aereo.
Al di fuori dei problemi estemporanei, che devono essere però compresi al meglio affinché non si ripresentino, bisogna continuare ad avere una visione di lungo periodo per il nostro sistema aereo che “naviga in acque turbolente”, ma che si caratterizza di eccellenze che devono potersi sviluppare.