Come la Francia è diventata il malato d'Europa

Pensioni, conti fuori controllo e rischio politico. Così il paziente francese, alle prese con una crisi fiscale, rischia di contagiare l’Euruzona

9 OTT 26
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Se Paul Krugman dice che un paese ha il deficit troppo alto, e che i mercati finanziari non hanno tutti i torti a chiedere tassi più elevati, allora la situazione è davvero grave. Soprattutto se questo paese non sono gli Stati Uniti governati da Trump – per Krugman il debito americano non è mai stato un problema, finché al governo c’erano i democratici –, ma la Francia. Il premio Nobel per l’Economia, voce di riferimento per il mondo progressista, ha sempre difeso il modello francese di welfare generoso e tasse elevate dalle critiche della stampa anglosassone e liberalconservatrice.
Ma ora persino lui dice che è troppo: “L’attuale situazione della Francia è preoccupante”, scrive l’economista americano su Substack. “Si trova su una strada fiscalmente insostenibile. Il debito è già molto elevato in rapporto al pil e il governo lo sta aggravando accumulando ingenti deficit di bilancio”. 
Quello dei disavanzi pubblici è un problema comune a molti paesi sviluppati, a partire dagli Stati Uniti, ma tra le economie con problemi fiscali – scrive Krugman – la Francia si distingue per una caratteristica peculiare: “La sua persistente incapacità di essere realistica riguardo alle pensioni”. Come è noto, l’età pensionabile d’oltralpe è di appena 62 anni di età mentre in Italia, dopo la riforma Fornero, è di 67 anni, e slitterà a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. L’età di uscita dal lavoro francese è la più bassa dell’Europa occidentale ed è chiaramente insostenibile rispetto alla dinamica demografica. Il presidente Emmanuel Macron aveva tentato di approvare una riforma nel 2023 che aumentasse, gradualmente, l’età pensionabile da 62 a 64 anni ma non ci è riuscito: non solo ha perso gran parte del suo capitale politico, ma la riforma – per la forte opposizione sociale e politicamente trasversale, dall’estrema destra all’estrema sinistra – è stata sospesa fino al 2028.
Secondo l’analisi di Krugman, sebbene i giovani che in questi giorni protestano in piazza siano tra i più acerrimi nemici delle riforme “neoliberiste” tentate da Macron, questo sistema insostenibile è proprio una delle cause dei problemi e dell’insoddisfazione delle giovani generazioni: “La pressione fiscale causata in gran parte dal generosissimo sistema pensionistico pubblico francese ha portato a tagli in altre spese, in particolare nell’istruzione – sostiene l’economista –. La Francia sta di fatto elargendo ingenti sussidi agli anziani a scapito di tutti gli altri. Le massicce manifestazioni studentesche a livello nazionale non dovrebbero sorprendere”.
Il problema ulteriore è che praticamente tutti i candidati alle presidenziali, ma soprattutto quelli che hanno più possibilità di vittoria, non intendono attuare alcuna riforma previdenziale: Marine Le Pen, la candidata dell’estrema destra in testa ai sondaggi, vuole bloccare il limite a 62 anni; mentre Jean-Luc Mélenchon, il candidato dell’estrema sinistra che secondo i sondaggi dovrà sfidarla al ballottaggio, vuole ridurre quella soglia a 60 anni.
Pertanto, buona parte del movimento sui rendimenti dei titoli di stato è dovuto a questo fattore: alla generale avversione della politica francese a fare i conti con la realtà. Certo, il deterioramento fiscale è evidente. Il debito pubblico è arrivato al 120 per cento del pil (era al 60 per cento 25 anni fa) e il deficit previsto al 5,4 per cento salirà al 6,6 per cento nel 2027, in assenza del consolidamento fiscale da 54 miliardi proposto dal primo ministro Lecornu che però non ha i numeri in Parlamento. Ma il forte aumento dei rendimenti e dello spread delle ultime settimane sta incorporando un rischio molto maggiore di quello che si può spiegare con il solo deterioramento dei conti pubblici.
Secondo un’analisi di Abn-Amro i mercati stanno chiedendo un premio per livelli di debito pubblico e spesa per interessi pari al 140 per cento e al 3,7 per cento del pil, molto più alti rispetto ai dati reali rispettivamente del 120 per cento e del 2,8 per cento. La banca olandese, allora, ha dissezionato lo spread francese in varie componenti come i fattori comuni all’Eurozona, la volatilità generale dei tassi e il rischio di credito francese misurato dai Cds: resta, secondo Abn-Amro, una componente residuale “inspiegata” che è pari a circa 60 punti base, nettamente superiore al normale aumento di 25 punti prodotto dall’incertezza elettorale. “La Francia rappresenta una chiara eccezione – scrive Abn-Amro –. Gli investitori richiedono una remunerazione ben superiore a quella implicita nei fondamentali di mercato e di credito osservabili, nonché nei premi per l’incertezza legata alle elezioni”.
Come Krugman, gli investitori vedono nei conti, e soprattutto nel dibattito politico, una follia tutta francese. Che però rischia di contagiare l’Eurozona. Negli ultimi tre mesi, lo spread dell’Oat francese è aumentato di circa 60 punti e quello del Btp di 40, anche se in Italia nessuno più mette in discussione la riforma Fornero.