Economia
L'analisi •
Il governo di Lecornu e la manovra salva-Francia da 54 miliardi
Il premier cerca risparmi dalle pensioni, ma Le Pen resiste. I socialisti minacciano la sfiducia sulla tassazione sull'eredità
1 OTT 26

Il debito pubblico francese ha raggiunto a fine giugno il 119 per cento del pil, circa 3,6 mila miliardi di euro. In questi giorni lo spread tra gli Oat francesi e i Bund tedeschi è salito vicino ai 120 punti, come non accadeva dal 2012. Oggi Sébastien Lecornu presenta in Consiglio dei ministri il progetto di legge di bilancio, con 54 miliardi di minori spese e maggiori entrate per portare il deficit dal 5,4 per cento del pil di quest’anno all’obiettivo del 5 per cento nel 2027, contro il 6,5 che secondo il premier si avrebbe senza misure. Per l’approvazione, però, Lecornu dovrà trovare un compromesso in Assemblea nazionale, che dal 2024 non ha una maggioranza e i cui membri, a meno di sette mesi dalle presidenziali, sono già in campagna elettorale.
Il progetto di Lecornu per ridurre il deficit esclude aumenti generali delle imposte. In primis si vuole mantenere la spesa al livello del 2026, tranne per gli interessi sul debito e per la spesa nella Difesa, e ridurre i fondi dei ministeri e delle agenzie. In secondo luogo, si vuole intervenire sulla Sécurité sociale (sanità, pensioni di base e assegni familiari) cercando di tagliarne il disavanzo annuo dai 22 miliardi del 2026 a 12-13 nel 2027. Il governo propone anche di non aumentare il point d’indice, il valore sul quale si calcolano gli stipendi pubblici, fermo dal 2023. E per risparmiare 4,1 miliardi dal budget della Sécurité sociale, ieri il ministro del Lavoro Jean-Pierre Farandou ha chiarito la proposta di adeguare per intero all’inflazione solo le pensioni fino a 1.260 euro al mese anziché tutte, con quelle più alte che aumenterebbero progressivamente di meno. Altri 9 dei 54 miliardi vengono poi da misure già introdotte quest’anno.
Con Renaissance, il MoDem, Horizons e i Républicains, il governo conta poco più di 200 deputati su 577, quindi non ha la maggioranza. Sul bilancio del 2026, approvato solo a febbraio, Lecornu è stato salvato dal Partito socialista in cambio dello stop alla riforma delle pensioni del 2023, che alzava gradualmente l’età minima di pensione da 62 a 64 anni, e così dieci giorni fa il premier ha scritto ai parlamentari socialisti per proporre un nuovo compromesso sulla manovra. I socialisti chiedono di tassare le grandi eredità, cosa che l’esecutivo di Lecornu esclude, e il 27 settembre il segretario Olivier Faure, in corsa alle primarie per l’Eliseo, ha dichiarato che “se non cambia niente (rispetto alla proposta attuale, ndr), voteremo la sfiducia”. La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon voterà la sfiducia al governo in ogni caso e per risanare i conti pubblici ha persino proposto di cancellare un quinto del debito francese. Marine Le Pen, leader del Rassemblement national (Rn), ha detto che un bilancio imperfetto è meglio di nessun bilancio – dato che potrebbe modificarlo se eletta –, ma che voterà contro se le pensioni non saranno adeguate all’inflazione. Il 17 settembre Lecornu ha promesso di non usare l’articolo 49.3 della Costituzione, per cui la manovra si considera approvata senza il voto dei deputati a meno che l’Assemblea non voti la sfiducia, purché i partiti evitino l’ostruzionismo. Ma il 28 settembre il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Laurent Panifous, ha giudicato “molto difficile” l’approvazione con voto e non ha escluso l’utilizzo dell’articolo 49.3. In sintesi, per far approvare la manovra Lecornu avrà bisogno di Le Pen o dei socialisti: in un voto ordinario, dove gli astenuti non sono contati, gli basterebbe che Rn si astenesse per vincere contro i no della sinistra; con l’articolo 49.3, basterebbe che uno dei due non votasse la sfiducia. Altrimenti, c’è la loi spéciale,usata l’anno scorso, che consentirebbe allo stato di entrare nel 2027 con la capacità di finanziare le spese indispensabili (secondo il Tesoro alzerebbe il deficit di mezzo punto di pil).
Intanto ieri il rendimento dei decennali francesi ha superato il 4,8 per cento, il più alto dal 2008. Per Reuters, è il riflesso dei dubbi sui conti pubblici e sulla stabilità politica francese, mentre per Luis Garicano, economista dell’Lse e direttore del Gruppo del Reno, c’entra molto la proposta della cancellazione del debito: “Questo folle dibattito ha ridotto sia la credibilità della Francia sia il margine di manovra della Bce, perché il Tpi (ndr, lo strumento con cui la Bce può comprare i titoli di un paese se il suo spread sale senza ragioni economiche) contrasta solo le dinamiche di mercato ‘ingiustificate e disordinate’. Ma i rendimenti più alti per i paesi che potrebbero non voler pagare i propri debiti non sono ingiustificati”, ha aggiunto. Il governatore della Banque de France Emmanuel Moulin ha ribadito che i mezzi per correggere il deficit sono nelle mani del governo e del parlamento. Oggi Lecornu ne presenterà il progetto.