Economia
il caro carburanti •
Il pieno di diesel costa come nel 2022. E Meloni rinvia la stretta sugli sconti
Alla vigilia della scadenza il governo è orientato verso un nuovo taglio generalizzato delle accise in attesa di definire le misure selettive: manca l'intesa politica su beneficiari e coperture. Negli ultimi sei mesi i sussidi a pioggia per gasolio e benzina sono costati 2 miliardi e 74,5 milioni di euro

Alla vigilia della scadenza dello sconto sulle accise, diesel e benzina toccano livelli di prezzo che non si vedevano dal 2022. Oggi fare rifornimento in modalità self costa a 2,067 euro a litro per la benzina e 2,177 euro a litro per il gasolio, secondo i dati quotidiani che ha comunicato stamane il ministero delle Imprese e del Made in Italy. Senza il taglio dell’accisa, attualmente in vigore per il solo gasolio, saremmo a 2,347 euro al litro: come nota Staffetta Quotidiana, si tratta di una cifra che supera di gran lunga il record storico del 17 marzo 2022, all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina, quando il diesel si attestava a 2,229 euro al litro.
Sono questi i numeri che arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri di domani, chiamato a valutare una proroga, e su cui oggi cercano una quadra i tecnici del Mef. La premier Giorgia Meloni, parlando dal palco della festa di Bari qualche giorno fa, ha detto chiaramente quali sono le intenzioni del governo: sospendere gli aiuti orizzontali e costruire un quadro di sussidi mirati per le fasce più deboli e l'autotrasporto. “Noi non possiamo permetterci di spendere altri soldi per consentire a chi non ne ha bisogno o a chi viene a fare la benzina dalla Francia di avere lo stesso aiuto che ha un italiano che guadagna milleduecento euro al mese”, ha tuonato la premier dopo sei mesi di tagli generalizzati che sono costati 2 miliardi e 74,5 milioni di euro.
I numeri li ha certificati ieri il Servizio studi di Camera e Senato: dal 19 marzo e fino al 10 settembre i tagli delle accise sono costati allo stato 2 miliardi e 74,5 milioni di euro. Di questa cifra, 689,2 milioni sono venuti dal meccanismo dell'accisa mobile. Il resto delle coperture si divide tra tagli ai ministeri e anticipi fiscali delle società energetiche, a cui è stato chiesto un anticipo d’imposta del 39 per cento sugli utili la cui distribuzione è stata deliberata nell’esercizio 2025.
Da qui l'intenzione di concentrare le risorse dove sono realmente utili. Ma costruire il decreto con i tagli selettivi è tutt'altro che semplice e per evitare di far schizzare al record il prezzo del diesel, il governo è orientato a procedere ancora una volta con i tagli orizzontali. Si tratterebbe della quindicesima proroga in sei mesi, tra decreti legge e decreti interministeriali, e dovrebbe coprire al massimo altre due settimane. Sarà questo il tempo a disposizione per sciogliere i nodi e definire un quadro di sussidi mirati per arrivare a fine anno.
La quadra da trovare oltre che fiscale è anche politica. Le ultime ipotesi allo studio riguardano un bonus carburante tra le voci dei fringe benefit rimborsati dal datore di lavoro ai dipendenti, ma manca la definizione delle soglia di reddito per l'accesso su cui le forze di maggioranza non hanno trovato una sintesi. C'è poi da definire il quadro per le partite Iva più esposte ai rincari, sia dal punto di vista della platea dei beneficiari che da quello operativo e delle coperture. Su questo punto ha molto insistito il vicepremier Matteo Salvini, secondo cui limitare l’aiuto ai lavoratori dipendenti sarebbe “un errore clamoroso”.
In Consiglio dei ministri domani dovrebbe approdare anche la lettera con la quale il governo formalizza alla Commissione europea la richiesta di scostamento del deficit per le spese per la difesa (0,9 per cento del pil, pari 21,7 miliardi fino al 2028) e per l'energia (0,6 per cento del pil, cioé 14,4 miliardi, dei quali 7,2 possono essere spesi in un solo anno). Peccato che con queste risorse non si possa intervenire per misure legate ai combustibili fossili, e dunque a diesel e benzina. C'è poi la strada di tassare gli extraprofitti delle banche, ma anche su questo fronte nella maggioranza non c'è l'ombra di un'intesa.