Il governo continua con il taglio delle accise, ma molti conti non tornano. Parlano Tabarelli e Nobile

Prorogato fino al 25 agosto lo sconto sul gasolio: 245 milioni presi dalla spesa dei ministeri, dopo i quasi 2 miliardi già bruciati da marzo. Ma uno sconto uguale per tutti premia chi consuma di più

4 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:56
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Il governo ha deciso di proseguire con lo sconto sul gasolio: il Consiglio dei ministri ha prorogato ieri fino al 25 agosto il taglio di 17 centesimi al litro tra accise e iva, già varato il 28 luglio e in scadenza il 6 agosto, e che ora richiederà per questo periodo aggiuntivo circa 245 milioni di euro ottenuti riducendo la spesa dei vari ministeri. L’alternativa, un rinvio a un decreto del Mef, non avrebbe cambiato il copione: le coperture si cercavano comunque nell’extragettito di iva incassata a luglio con i rincari.
La decisione è parsa travagliata, preceduta da un vertice tra la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini – con il leader del Carroccio che ieri spingeva addirittura per un taglio lungo un anno finanziato dagli utili delle grandi banche. La prudenza, in ogni caso, nasceva dai risultati deludenti della misura in scadenza il 6 agosto, coperta con le multe dell’Antitrust, il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica e l’extragettito iva di giugno: 125 milioni per dieci giorni, con l’obiettivo di riportare il diesel sotto i 2 euro. Quella soglia non è mai stata riconquistata, e ieri il gasolio era a 2,10 euro, perché i listini sono saliti riflettendo l’offerta di petrolio ridotta dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Perché si continui su questa strada lo spiega al Foglio Nicola Nobile, capo economista per l’Italia di Oxford Economics: “Il governo italiano si muove tra quello che succede sui mercati internazionali, la necessità di tenere i conti pubblici in ordine e le elezioni che si avvicinano sempre di più. Per questo motivo è probabile che si continui con misure di breve respiro, che non pesano eccessivamente sulla finanza pubblica, ma che abbiano anche una rilevanza mediatica”. Sommate, però, queste misure pesano: tra metà marzo e inizio luglio i tagli alle accise sono costati circa 1,8 miliardi, più i 125 milioni del decreto di fine luglio e 245 di quello di ieri. E intanto lo spazio di bilancio resta minimo, con un disavanzo atteso quest’anno al 2,9 per cento del pil, appena sotto la soglia del 3 per cento.
Su quanto servano questi sconti la Bce è tornata a insistere lunedì con un riquadro incluso nel suo Bollettino economico e firmato da Alina Bobasu e Michael Dobrew. “L’area dell’euro è un’importatrice netta dell’energia che consuma”, quindi ogni rincaro del barile funziona come un “trasferimento di reddito verso l’estero distribuito non equamente”, scrive la Bce: le famiglie del quintile con i redditi più bassi spendono in energia il 9 per cento del loro reddito disponibile, contro una media del 5,5, e hanno un risparmio negativo (pari a -5,8 per cento), cioè spendono più di quanto guadagnano. La vera questione è però da dove passa il danno: le imprese non possono fare a meno dell’energia e nemmeno possono rimpiazzarla con altro, quindi quando i costi energetici rincarano riducono la produzione e le assunzioni. Così l’80 per cento del calo dei consumi arriva da salari più bassi e posti di lavoro in meno, e solo il 20 per cento dal maggior costo diretto di benzina, gas e bollette. Al primo impatto del rincaro, stima la Bce, i consumi delle famiglie senza risparmi cadono dell’1,4 per cento, il doppio dello 0,7 delle altre. Il prezzo ai distributori è insomma la parte minore del problema, e uno sconto uguale per tutti agisce proprio lì, distribuendo il beneficio in proporzione ai litri consumati.
Le conclusioni della Bce trovano d’accordo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: “I tagli delle accise non servono, fanno male, danno segnali sbagliati ai consumatori, i quali devono ridurre i consumi. Abbiamo già speso quasi 2 miliardi, ed è andata bene fino ad ora perché i prezzi non sono esplosi, ma manca ancora tanta offerta sul mercato. La crisi potrebbe essere ben peggiore e il governo dovrebbe resistere a tutti coloro che ‘tirano la giacchetta’. Valuterei solo ulteriori crediti d’imposta ai trasportatori, se li chiedono”.
L’alternativa il governo ce l’ha in mano da tempo, e lo stesso riquadro della Bce torna a ricordare come misure mirate possano attenuare il danno per le famiglie con meno possibilità di assorbire il rincaro: nel 2023 fu inserito un bonus carburante nella carta “Dedicata a te”, riservata ai nuclei con Isee fino a 15 mila euro. Con quasi 2 miliardi si è finanziato uno sconto che incoraggia i consumi mentre l’offerta scarseggia; le stesse risorse potevano pagare una misura con platea definita, costo contenuto e beneficio concentrato dove il caro energia pesa di più.