Aerei senza carburante? Il problema non è la scarsità, ma i prezzi (di jet fuel e biglietti)

La crisi enegretica scatenata dalla guerra all'Iran è delicata, ma al momento il pericolo non è la carenza strutturale di materia prime, quanto piuttosto il raddoppio dei costi che potrebbe costringere le compagnie aeree a cancellare alcuni voli

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8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:14 PM
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© foto Ansa

Lo spettro della mancanza di carburante per gli aerei civili aleggia sopra l’Europa e l’Italia per il conflitto in Iran che coinvolge lo stretto di Hormuz, da oggi riaperto, ma in realtà la situazione pur essendo delicata in questo momento, non vede una carenza strutturale. Alcuni aeroporti italiani hanno emesso dei “notam”, vale a dire degli alert e dei blocchi sui rifornimenti aerei, ma solo su alcune forniture puntuali e non c’è un rischio generalizzato di impossibilità nel trovare il jet fuel. Il tema principale è invece quello legato al prezzo del carburante che è raddoppiato nel giro delle prime due settimane di guerra e che ha raggiunto valori di oltre 1.500 dollari a tonnellata metrica rispetto agli 800 dollari di prima della guerra. Se guardiamo invece l’andamento nelle ultime settimane, si vede che il prezzo è cresciuto di pochi punti percentuali e siamo arrivati su valori di circa 1.650 dollari a tonnellata metrica. Secondo i dati Iata, l’associazione che raggruppa le compagnie aeree a livello globale, nelle ultime due settimane i prezzi sono cresciuti di qualche punto percentuale in Europa e nel mondo. Il prezzo del jet fuel è dato sia dall’aumento del costo della materia prima, vale a dire il prezzo del petrolio, ma anche della raffinazione, quello che in gergo tecnico è chiamato “crack spread”. E proprio quest’ultima voce è quella che è aumentata maggiormente durante questo mese abbondante di guerra. Siamo su valori elevatissimi di prezzo, e dato che il carburante può valere fino al 35/40 per cento dei costi complessivi di una compagnia aerea si comprende bene il momento delicato per il trasporto aereo.
E’ vero che i vettori hanno fatto “hedging”, vale a dire hanno acquistato carburante in anticipo sul mercato, proprio per coprirsi dai rischi di variazione di prezzo, ma queste “scorte” di carburante acquistato a “buon mercato” potrebbe finire nei prossimi mesi, tra l’estate e l’inverno (dipende dalla strategia di copertura di ogni singola compagnia). Quindi i prezzi elevati dei carburanti faranno vedere i propri effetti maggiori proprio nei prossimi mesi. Non c’è in questo momento una carenza strutturale di carburante, ma le compagnie potrebbero decidere di cancellare alcuni voli per via del fatto che fare volare gli aerei su alcune rotte non è più economicamente sostenibile per via dei costi incrementati. Per questa ragione anche alcuni vettori americani hanno deciso di tagliare alcuni voli, proprio per via dell’equilibrio economico di alcune rotte, sebbene quest’area non dipenda direttamente dal carburante del Medio Oriente.
C’è poi il fattore prezzi dei biglietti aerei. E’ chiaro che le compagnie aumentano i propri prezzi, ma è altresì chiaro che tali incrementi dipenderanno dal grado di concorrenza su ogni singola rotta. Il vero fattore chiave – che ripeto dal primo giorno di guerra – sarà la durata del conflitto, perché se dovesse finire rapidamente, ci potrebbe essere un allentamento parziale della tensione sui prezzi. E’ altresì vero che, essendo state colpite alcune raffinerie in medio oriente, qualche tensione sui prezzi del carburante potrebbe persistere e non sarà immediato tornare ai valori precedenti l’inizio del conflitto in Iran. Non è possibile fare previsioni circa il mercato aereo, ma è possibile che le compagnie aeree più deboli possano andare in difficoltà economica e gli attori più forti finanziariamente superare questo periodo molto complesso. Lo shortage di carburante sembra potere avvenire più su base puntuale che strutturale in Europa, ma anche in questo caso fare previsioni per l’estate è azzardato perché dipenderà anche da eventuali impianti di raffinazione colpiti in medio oriente dall’Iran. Dopo il Covid, il settore aereo si era ripreso in maniera molto soddisfacente, specialmente in Italia dove si erano superati tutti i record di traffico, ma è chiaro che questo nuovo conflitto mette sotto pressione, ancora una volta, un settore molto importante per l’economia italiana e più in generale globale.