I grillini preferiscono il complotto

Redazione

Claudio Borghi, se non altro, lo dice apertamente. Sia pure con un’irriverenza che ha un che di scellerato, il consigliere economico di Matteo Salvini è cristallino nella sua perenne voglia di ribaltare il tavolo, e vedere l’effetto che fa. “Il mio interesse – ha ribadito al Foglio due giorni fa – è che l’euro salti per aria”. Sincero, diretto. E a leggere le sue dichiarazioni, lo stato maggiore del M5s è entrato in fibrillazione. “Col petrolio in risalita e l’Italia nel mirino delle agenzie di rating, certe frasi danneggiano il paese”, commentano in camera caritatis gli strateghi economici di Luigi Di Maio. Ma la loro malcelata insofferenza, di fronte all’avventurismo borghiano, non sta tanto nella contrarietà al merito delle sue parole, ma si riferisce piuttosto alla franchezza con cui il presidente della commissione Bilancio alla Camera squadernava, una volta di più, i suoi progetti. E infatti i grillini, nelle loro chat online, subito aggiungevano che “certe cose si fanno ma non si dicono”. Confermando dunque di non essersi affatto vaccinati contro la “sindrome di Varoufakis”. E anzi, l’idea savoniana di rompere con Bruxelles e Francoforte nottetempo, a mercati chiusi, deve evidentemente risultare suggestiva agli esponenti a cinque stelle del governo del cambiamento. E così, nelle loro velleità istituzionali, nella loro voglia di esibire, tutti azzimati, un volto rassicurante ai mercati, e nel loro proposito di giocare il ruolo dei responsabili nella coalizione sovranista, alla fine i grillini finiscono per risultare più temibili dei colleghi leghisti. I quali, quantomeno, ci ricordano chiaramente quale sia la tentazione, il sottaciuto proposito, del governo. I grillini, invece, preferiscono il complotto. Conforta sapere, semmai, che Giovanni Tria non giri in motocicletta e giubbotto di pelle come l’ex collega greco.

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