L'alternativa dell'Ue alla nazionalizzazione delle autostrade

Maria Carla Sicilia

I dubbi sulla capacità di gestire la sicurezza delle autostrade che si sono sollevati dopo il tragico crollo del ponte Morandi hanno dato al governo gialloverde nuovi pretesti per parlare di nazionalizzazioni, suggerendo alcuni indizi su cosa potrebbe succedere dopo la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia annunciata dal premier Giuseppe Conte. "Se non è in grado Autostrade di gestire quel tratto è meglio che lo gestisca lo stato", ha detto Luigi Di Maio il giorno dopo l'incidente di Genova. Una linea che sembra condividere anche l'altro vicepremier in carica, Matteo Salvini, quando dice che lo stato deve tornare “a fare lo stato per le compagnie aeree, le acciaierie e anche per le concessioni autostradali”. Una posizione, quella di Salvini, che colpisce per la distanza dalle idee della Lega che nelle amministrazioni locali, Lombardia in primis, ha fatto della collaborazione tra pubblico e privato la sua bandiera.

   

La condotta italiana in tema di concessioni autostradali solleva da tempo più di un interrogativo. Come ha fatto notare il segretario dei Radicali, Riccardo Magi, commentando i fatti di Genova, l'attuale ripartizione delle strade nazionali appare più come “una privatizzazione fuori da ogni logica di trasparenza e mercato, di fatto uno statalismo mascherato che l'Europa ci chiede di riformare”.

  

Bruxelles ha mosso le prime osservazioni sulla gestione degli appalti autostradali nel 2009. A maggio dell'anno scorso, poi, la Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia per aver prorogato il contratto di concessione alla società Autostrada Tirrenica per un tratto dell'autostrada A12 Civitavecchia-Livorno senza indire una gara d'appalto. Le autostrade, ha ricordato la Commissione in quell'occasione, sono una servizio pubblico strategico e i contratti vanno assegnati con procedure di appalto aperte e competitive – quindi non a un privato che gestisce un monopolio. Una risposta per stimolare investimenti, efficienza e sicurezza che ribalta la logica sovranista e suggerisce una soluzione che la cronaca impone di valutare: agevolare una concorrenza trasparente nel settore superando qualsiasi forma di monopolio privato.

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