Perché è cruciale continuare a parlare di euro per contenere il “savonismo”

Renzo Rosati

Roma. Ieri il Tesoro ha venduto in asta due miliardi di Btp triennali con rendimenti del’1,1 per cento, in calo di 5 centesimi rispetto a un mese fa, ma in aumento di ben l’1,05 rispetto ad aprile quando vennero collocati allo 0,05. Stesso andamento per i titoli più lunghi (Btp settennali al 2,31 per cento contro 1,27 di aprile) e le tranche di Btp a 15 e 20 anni. Il maggior costo per le casse pubbliche è perfettamente rispecchiato dallo spread, ieri a 237 punti rispetto ai 120 di tre mesi addietro. Il raddoppio non è imputabile all’avvicinarsi della fine degli acquisti della Banca centrale europea: tra i paesi periferici dell’euro lo spread del Portogallo ha subìto un rialzo del 40 per cento, quello della Spagna del 50, quello dell’Irlanda del 20. Fuori dalla moneta unica né lo spread della corona ceca né del fiorino ungherese sono saliti tanto (quest’ultimo anzi si è ridotto). Dunque c’è un rischio Italia evidenziato dagli investitori italiani e stranieri che dovrebbero comprare il nostro debito.

  

BlackRock, il maggiore fondo di investimenti del mondo, basato a New York, attraverso il suo responsabile per l’Italia Bruno Rovelli parla di “ambiguità di fondo nonostante l’appetibilità dei Btp”. Dice Rovelli: “Si fatica a trovare un punto di coesione nella coalizione di governo, con il ministro dell’Economia Giovanni Tria che lancia segnali rassicuranti, però tra visioni nell’esecutivo molto distanti tra loro. E lo spread resta una sorta di terra di nessuno – insomma un’incognita – benché i fondamentali del paese siano incoraggianti”. BlackRock va dritto al punto, cioè ai timori di un’uscita italiana dall’euro: “Bisogna fare doppiamente attenzione perché i diversi populismi europei puntano verso direzioni differenti, e d’altra parte le stesse difficoltà incontrate dal Regno Unito nell’uscita dall’Unione europea dimostrano quanto sia complicato fare all’indietro un percorso avviato da tempo, e dà una lezione molto chiara al resto d’Europa, che non sembra sia stata ancora colta dall’Italia. “Un danno auto-inflitto”, prosegue l’analisi riferendosi alla bozza di contratto di governo penta-leghista “che conteneva elementi tali da non poter risvegliare il mercato”. I 170 punti persi in pochi giorni, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio mettevano nero su bianco (salvo sbianchettare) il proposito di non onorare gli acquisti della Bce ce li stiamo portando ancora sulla schiena, come reputazione del paese e come singoli contribuenti.

  

A BlackRock è seguita Intermonte, principale banca di investimenti indipendente. “Le tematiche politiche hanno inciso pesantemente sullo spread e in particolare in alcune parti del mercato. Il differenziale è così tornato in area 300 punti a fine maggio, con penalizzazioni più marcate sul breve termine nelle fasi più acute della crisi”, nota lo strategist Antonio Cesarano, prevedendo una stabilizzazione temporanea prima della presentazione a ottobre della legge di bilancio in Italia e delle elezioni in Baviera. “Nel frattempo gli investitori hanno perso un sacco di soldi, motivo per cui ora sono guardinghi”. Ma Cesarano dice che “a essere intaccata è stata non soltanto la superficie ma anche la struttura del mercato. E’ emerso un drastico calo dei volumi assoluti e relativi. Il Btp future decennale dagli inizi di giugno ha raramente superato i 100 mila contratti giornalieri, poco più della metà dell’Oat future sui titoli di stato francesi: andamento esattamente opposto a quello medio dei primi cinque mesi del 2018”. Il ministro per gli Affari europei Paolo Savona ancora evoca in Parlamento il Piano B per l’uscita dall’euro, sia pure “per difendersi dal cigno nero”. E Alberto Bagnai, presidente commissione Finanze della Camera, di fronte al paragone con il populismo latinoamericano, twitta “Argentinaaaa!!!” (seguito da faccine sorridenti). Il cigno nero lo stiamo nutrendo nello stagno di casa. E per quanto il capo Ufficio studi di Confindustria, Andrea Montanino, sosteneva, ieri sul Sole 24 Ore, la condivisibile necessità di lasciare da parte il dibattito su Italexit per non alimentare assurdi vaniloqui, purtroppo – data la governativa loquacità – rimane cruciale contrastare con ogni argomento e voce la percezione che l’Italia viva uno stato di ambiguità permanente.

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