Concorrenza è democrazia

Redazione

Nella sua ultima presentazione alla relazione annuale dell’Autorità antitrust, il presidente, Giovanni Pitruzzella, ha avvertito riguardo le contraddizioni fra le intenzioni in politica economica del governo gialloverde e la volontà propagandata di dare sollievo agli afflitti. “Se non si continua lungo la strada della crescita economica, incrementandola – ha detto Pitruzzella concludendo il suo settennato (prossimo approdo: Corte di giustizia europea) – sarà difficile ridurre il rapporto debito/pil e sarà ancora più difficile trovare le risorse necessarie per far fronte a quelle politiche di redistribuzione che vengono giustamente invocate per rispondere al bisogno di sicurezza che proviene da chi ha subìto le conseguenze della crisi economico-finanziaria, gli effetti disruptive della quarta rivoluzione industriale, l’aggravarsi delle diseguaglianze”.

  

In altri termini, leggendo con la lente dell’attualità, i provvedimenti dal carattere recessivo come il “decreto dignità”, criticato in coro dagli imprenditori, in un paese che cresce meno della media europea (rallenterà all’1,1 per cento il prossimo anno, contro il 2 per cento dell’area euro) non potranno che fiaccare il suo potenziale. E con meno ricchezza da redistribuire, le diseguaglianze si allargheranno, con la conseguenza che il malcontento si riverserà nelle urne in un circolo vizioso. L’aumento della concorrenza può fare molto per ridurre le differenze di reddito con i relativi benefici per il consumatore e, come nota Pitruzzella, in un paese come il nostro l’incipit è “la lotta alle rendite di posizione”.

 

Un ampliamento della concorrenza si è avuto nei servizi in particolare nella telefonia (recente è l’ingresso della low cost Iliad) e nel settore del credito con una maggiore mobilità del cliente rispetto all’intermediario. Dirimente è però la differenza tra concorrenza nel mercato – più soggetti operano in competizione – e per il mercato – in settori giocoforza in regime di monopolio, come il servizio di trasporto pubblico. La criticità sta nella nefasta coincidenza tra la società che eroga il servizio, come Atac, e il proprietario dell’azienda stessa che è anche concessionario, il comune di Roma. Un conflitto di interessi macroscopico che impedisce la competizione per l’assegnazione del servizio.

 

La liberalizzazione serve – prima ancora che per l’efficienza – per debellare certe rendite di posizione che producono diseguaglianze. La diseguaglianza tra chi per muoversi deve usare un mezzo di proprietà e chi non può e quindi usa mezzi pubblici. Ammesso che non esplodano

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.