Il vento è cambiato davvero

Redazione

La decrescita è stata certificata dall’Istat. La nota mensile dice che nel 2018 l’economia italiana crescerà meno dell’1,5 per cento previsto, seguendo un andamento di quasi tutta Europa. Ref, centro di ricerche basato a Milano, quantifica il rallentamento all’1,2 per cento e all’1,1 nel 2019, per il peggioramento del quadro internazionale. I calo del debito rallenterà al 131,6 per cento, la previsione di deficit salirà il prossimo anno dall’1,5 all’1,8. “Tutto ciò non incorpora nessuna delle misure del contratto di governo”, dice il Ref. “La partenza dell’esecutivo è stata caratterizzata da un approccio economico incerto e tuttavia molto di ciò che accadrà è nelle sue mani: dovrà concordare margini di finanza pubblica per il rilancio e contemporaneamente ricondurre lo spread sui livelli di maggio. Sono queste le variabili chiave per l’economia”.

   

Lo spread venerdì era a 241 punti, ben sopra paesi periferici come Portogallo, Repubblica ceca e Spagna, per non parlare dell’Irlanda. A conferma il saldo Target 2 rilevato dalla Banca d’Italia, cioè le entrate e uscite finanziarie che fino a maggio si erano stabilizzate, in due mesi è peggiorato di 55 miliardi derivanti dalle vendite di Btp e in Borsa di investitori esteri. La decrescita non è solo italiana: Standard & Poor’s, nello European econonomic snapshot, la previsione flash per il terzo trimestre, vede una frenata del pil europeo al 2,1 nel 2018 e 1,7 nel 2019 all’1,7. Il vento è cambiato ma l’Italia si sta occupando d’altro, soprattutto di immigrazione; come il resto d’Europa che però è messo molto meglio. Venerdì Matteo Salvini ha spostato il tiro su “spiagge sicure”, e il M5s insistono sulle restrizioni al lavoro per decreto e su un assistenzialismo tutto da finanziare. Anche con fondi europei che servirebbero come il pane per le (odiate) infrastrutture.

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