di cosa parlare stasera a cena
La maggioranza divisa sulle sanzioni a Putin
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Foto: Ansa
Le prove per la maggioranza non finiscono mai. La crisi internazionale causata dall’aggressione russa all’Ucraina taglia i nostri fragili schieramenti politici interni e li ricompone in altri modi. Forse non troppo sorprendenti, ma ugualmente significativi. Ecco che Lega e FdI si trovano assieme nel tentativo di frenare le ritorsioni contro la Russia e di sopire le voci che protestano per la violazione di una democrazia indipendente e sovrana.
L’Europa si prepara a rispondere e dice che la Russia non ha rispettato gli accordi di Minsk e neanche le risoluzioni Onu. Sembra un vuoto lamentarsi, ma significa porre Vladimir Putin fuori dal consesso diplomatico
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Le tre "cose" principali
Fatto #2: su questo punto la Lega ha molte ragioni. L’accorpamento di elezioni diverse (voto amministrativo e referendum) ha senso ed è una corretta applicazione dei principi democratici. Lo fanno nei paesi a più radicata tradizione democratica. E, nel caso specifico, aiuta a contrastare le tattiche anti-referendarie con cui si punta a non far raggiungere i quorum. La definizione di una data unica, che spesso si chiama election day, servirebbe anche a trasformare l’appuntamento con i referendum sopravvissuti alla Corte costituzionale e alla lezione di Giuliano Amato in un momento di definizione politica. Utile, perché nel magma di manovre parlamentari e nella pretestuosa confusione che si crea con i voti a sorpresa sugli emendamenti le identità politiche e partitiche vanno a perdersi, mentre di fronte a un voto referendario ciascuno dovrà dire da che parte sta di fronte all’opinione pubblica (grazie a Roberta Jannuzzi, di cui usiamo un tweet)