Gli effetti politici del taglio dei parlamentari e lo storico oro italiano nel curling

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
15 FEB 22
Ultimo aggiornamento: 19:45
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Foto: Ansa

Saranno di meno i parlamentari eletti con le prossime elezioni. Lo sappiamo tutti e abbiamo seguito il processo legislativo che ha portato alla revisione costituzionale con cui sono stati quasi dimezzati i membri delle due camere. Seguito pigramente, per la verità. Il dibattito è stato modesto, l’analisi degli effetti quasi nulla (a parte quella di chi conta i parlamentari solo come centri di costo e allora ha gioito per il futuro risparmio). Proviamo a dare un piccolo contributo al dibattito legandoci anche alle proposte di revisione della legge elettorale. C’è una certa spinta verso il ritorno all’attribuzione dei seggi con metodo strettamente proporzionale. E tanti dicono, con ottime ragioni, che servirà a riportare in Parlamento in modo trasparente le scelte di schieramento e di alleanze da cui nascono le maggioranze e i governi.
Tutto vero, ma l’applicazione di questa regola (il proporzionale porta maggiore libertà di manovra parlamentare) va ponderata con la riduzione di deputati e senatori. Perché a numeri più bassi sale il valore aggiunto di chi ha la possibilità di portare i voti necessari e sufficienti per arrivare a maggioranza, ma, allo stesso tempo, si riduce, o forse proprio si azzera, quella specie di riserva di parlamentari eletti un po’ per caso, a bassissima carica ideologica, e quindi tipicamente capaci di cambiare schieramento e creare o disfare maggioranze. Gli eletti saranno molto più legati alle segreterie anche se dovessero tornare le preferenze e perciò meno inclini a cambi di campo (a proposito, almeno la preferenza unica andrebbe ripescata, perché un parlamento privato di eletti con l’uninominale e popolato solo da parlamenti emersi da liste proporzionali in cui l’elezione è determinata solo dalla posizione in lista sarebbe una pura e semplice replica in scala maggiorata delle segreterie di partito). Gli accordi post-voto per creare maggioranze, e questo è un bene, saranno liberati dalle tentazioni e dai corteggiamenti nascosti e probabilmente riportati in un ambito, se non altro, di conoscibilità, ma il rischio, di contro, è che lo spazio di manovra (che in dosi limitate è il sale della politica) sia eliminato del tutto.
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Le tre "cose" principali:

Fatto #1: Beppe Grillo constata la situazione complicata del suo movimento politico, ma da tempo tutta l’attività politica dei 5 stelle sembrava cautelativamente sospesa. Per Giuseppe Conte è una ulteriore limitazione, perché da Grillo viene un perentorio invito a rispettare la sentenza (che non è una sentenza ma una disposizione cautelare, come ha detto Conte più volte con il sostegno di Marco Travaglio, ma Grillo non li legge e non li ascolta e dice quello che gli pare). Da tutto questo circo impazzito Luigi Di Maio sembra, invece, già programmaticamente fuori
Fatto #2: il mistero del petrolio che continua a salire di prezzo mentre in tanti ne annunciano la morte

Oggi in pillole: