di cosa parlare stasera a cena
Prospettive politiche dopo l'incontro del centrodestra con Mattarella
Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Questa è la newsletter serale del Foglio a cura di Giuseppe De Filippi. Per riceverla ogni giorno, da lunedì a venerdì alle 18.30, nella vostra casella mail basta iscriversi qui.
Allora, ci si chiede sempre più spesso perché il centrodestra non tenta di proporsi come alternativa al governo attuale, anche come soluzione immediata e attrattiva, anche con operazioni parlamentari uguali e contrarie a quelle in corso da parte del governo in carica. Lo ha fatto anche il Foglio, per curiosità giornalistica e per passione politica, e finendo poi di fronte al muro di Matteo Salvini, a quella specie di sbarramento ideologico con cui il più forte partito dello schieramento di destra blocca la sua stessa spendibilità politica. Ma proviamo, per le chiacchiere a cena, ad allargare il discorso anche all’altro partito pilastro della coalizione di destra, quindi a Fratelli d’Italia, e vediamo, per tutti, dove possono essere i fattori di blocco.
A prima vista sembra che ci sia, da parte di Giorgia Meloni e di Salvini, un riflesso fondamentale e cioè il desiderio di arrivare alle elezioni stando comunque all’opposizione. È più evidente questa tendenza in Meloni, mentre Salvini recentemente ha aperto a qualche minuscola possibilità di collaborazione e poi ha comunque governato nella parte iniziale della legislatura, mostrando almeno in quella fase di essere disponibile al rischio di governare. Ma, tolte queste piccole ragioni di differenziazione salviniana, alle strette la strategia comune è quella di starsene nella comoda posizione di oppositori di questo governo o di qualsiasi governo sia costretto ad assumersi le responsabilità pesanti imposte dalla pandemia (lo schema è lo stesso della crisi finanziaria, solo che allora i sacrifici erano tutti economici e non anche dovuti alla compressione degli spazi di vita sociale).
Domandiamoci cosa propongono entrambi (teniamo fuori da questa analisi Forza Italia perché indubbiamente schierata su altre posizioni, anche se poi sempre aderente alle decisioni imposte dai due big) non sul piano ideologico ma su quello pratico, immediato. Perché certo, è vero, il loro faro sovranista e populista non è molto di moda, ora c’è Joe Biden e prima di lui c’è stata la forte risposta europea alla crisi sanitaria, e quindi è certamente logorata la loro bandiera ideologica. Ma questo non basterebbe a tenerli fuori, almeno non in Italia. Però cerchiamo di vedere cosa proporrebbero Meloni e Salvini se fossero al governo domattina. Forse chiederebbero la riapertura totale e immediata delle attività commerciali? O un bel “tutti a sciare”? E la scuola? Facile ironizzare sui banchi ma se entro fine mese di dovesse decidere, da parte loro, se aprire o no, e come, sapendo che gli stessi studenti e le loro famiglie hanno desideri e richieste ampiamente assortiti?
E poi c’è l’economia. Dicono che è troppo poco ciò che il governo sta dando come sussidio a chi è in difficoltà. Ma certo non si potrebbe passare all’anno bianco fiscale totale, al zero tasse per tutti, come sembra di capire dalle parole di Salvini. Opzione del tutto ingestibile nell’anno in corso e tremendamente problematica per gli anni successivi, quando bisognerebbe andare a recuperare, tra mille difficoltà, il rapporto con i contribuenti dopo un “liberi tutti”. E via con tanti altri esempi, non di grandi questioni ideologiche, ma di piccole impossibilità pratiche. Attenzione, tutti questi vincoli esisterebbero anche in un governo affidato a un terzo, a un tecnico, al quale verrebbe negato il sostegno della destra se non aderisse al programma dell’irresponsabilità.
È da queste premesse che è partito l’incontro di oggi dei leader del centrodestra, quindi con anche Antonio Tajani per Forza Italia, con il presidente della Repubblica. A cena sapremo se qualcosa nella posizione egemonizzata da Meloni e Salvini è stato modificato o smussato. Ma, nel dubbio, si può ripetere che è anche questa serie di ragioni a rendere forte la posizione di Giuseppe Conte quando si pone come alternativa obbligata: o la sua permanenza alla guida del governo o le elezioni. E quindi, vista l’avversione per le elezioni, a far ritenere che (problemi giudiziari e difficoltà politiche a parte, e vedete il punto 1) in qualche modo si riesca ad andare avanti.
Poi, comunque, tolti gli estremi a destra, resta da lavorare sul modello della maggioranza Ursula. La proposta gira, ma attenzione agli eccessi di semplicismo.
Le tre "cose" principali
Fatto #1
Il Gratteri Factor o l’effetto Cesa o l’imponderabile mediatico-giudiziario: per la ricerca della maggioranza da questa mattina è cambiato molto.
Fatto #2
Fatto #3
Con una situazione nazionale che peggiora di giorno in giorno la Germania è diventata la sentinella europea sul fronte Covid. Angela Merkel ha già deciso maggiori restrizioni ma sembra di capire dalle sue parole che le regole potrebbero essere ulteriormente indurite. E i dati tedeschi sono obiettivamente di una gravità insostenibile, con il governo tenuto al riparo da contestazioni solo grazie alla forte tenuta della maggioranza. Una condizione che non può durare a lungo. Il governo può usare come argomento difensivo l’individuazione della variante del virus, i cui effetti in termini di contagi sono particolarmente gravi. Mentre scelte come la chiusura dei confini sono evocate anche con una certa dose di strumentalità per far vedere che il governo ha ancora piani da realizzare e che i problemi sono di importazione e non dovuti interamente a errori nazionali. E in Uk salta l’appuntamento musicale più importante dell’anno.