Cultura
una distopia letteraria •
Sprofondati nella noia di un Io+AI, gli autori non sapranno più chi sono
È arrivata una nuovissima autorità e potenza come l’AI, o iA, o IA, o ia, capace di riprodurre, correggere o migliorare lo stile di chiunque scriva, nullificando così la traballante ombra chiamata autore, scrittore o artista della parola
10 OTT 26

(Foto Getty)
Tempi duri per gli scrittori e gli scrittorelli di fronte all’intelligenza artificiale, un mostro così potente che nessuno o quasi di loro sentirà di avere la forza di scavalcare un tale ostacolo con la propria personale intelligenza. Quando compare un nuovo prodotto del cosiddetto Progresso, non c’è animula che osi rimanere indifferente: la paura di restare un solo passo indietro non è superata neppure con l’aiuto di un valore nobilmente storico come la Letteratura.
Ora è arrivata una nuovissima autorità e potenza come l’AI, o iA, o IA, o ia, capace di riprodurre, correggere o migliorare lo stile di chiunque scriva, nullificando così la traballante ombra chiamata autore, scrittore o artista della parola. A questo punto, ecco le inchieste, i dibattiti, le scelte, le dichiarazioni di scrittori e scrittorelli che pensano: dirò che per scrivere uso l’IA, e così mi faccio pubblicità; o dirò invece che non la uso sempre, e mi farò una pubblicità più fiacca che dice: ben poco è cambiato e per me tutto è come prima. In entrambi i casi, l’autore pensa di uscirne bene: (a) sono fedele a me stesso, o invece (b) accetto il futuro e me ne servo. In questo secondo caso si accetta di ubbidire al potere che vince e che già appartiene alla cosiddetta realtà, per quanto, come altre realtà, sia una truffa.
Si dovrebbe, credo, osare fare a meno di tutto ciò che i poteri del mondo vogliono imporre, anche quando non serve a niente e crea nuovi problemi a cui si dovrà faticosamente rimediare. Da ora in poi si presenterà questo bel problema: di fronte a ogni prodotto letterario il lettore si troverà costretto a chiedersi se l’autore è un essere umano o invece, in tutto o in parte, è una macchina, la macchina AI.
Questa situazione sarà drammatica o sarà ridicola? Anzitutto per il critico letterario sarà ridicola, più che per il lettore comune. Il critico, infatti, quando leggerà un testo letterario metterà in gioco, cioè a rischio, la propria identità di specialista gelosamente custodita. Cosa di poco conto, si dirà, perché da oggi al futuro i critici letterari che recensiscono nuovi romanzi non sono soltanto in via di estinzione, sono anche da tempo considerati inattendibili. In una cosa, però, saranno attendibili: nel giudicare la letteratura e soprattutto la narrativa, in massa e in blocco, un fatto culturale così sospetto di falsificazione tecnologica da non poter più essere definibile letteratura secondo quello che per secoli si è chiamato letteratura.
Gli autori non saranno più autori e non potranno più firmarsi come tali. Per precisione, comunque, dovranno integrare il proprio nome e cognome con l’aggiunta di un +AI. Gli autori, nell’arco di pochi anni, non esisteranno più. Autore+AI potrà essere chiunque usi l’IA. E quindi quello che già con il Duemila si era cominciato a designare come Postletteratura, sarà d’ora in poi AIletteratura fuori della storia letteraria. Chi vorrà leggerla, invece che scriverla? Il pubblico della letteratura sarà un pubblico di autori eterògeni sprofondati nella noia di un Io chiamato +AI, non sapranno più chi sono, né che cosa è quello che scrivono.