Cultura
postlinguistica •
I libri non più letti da un individuo cessano di vivere. L’AI è la loro tomba
La differenza fondamentale tra la trasmissione di saperi e l'accumulo di dati: come scriveva Steiner, si esce dal predominio della parola per entrare in una fase di silenzio crescente
26 SET 26

Foto LaPresse
Nell’arco di pochi anni il mondo sembra che si sia affollato di esperti tecno-psico-neurologi, di ingegneri filosofeggianti e di giornalisti pubblicitari che ci fanno lezione di Mondo Nuovo e di modi nuovi di vivere smart. Saremo più comodamente in connessione con noi stessi e con gli altri, con la nostra nuova anima informatica e telematica, vicini di casa di chi vive in Groenlandia o a Taiwan, negli Emirati Arabi Uniti, in Sassonia o in Andalusia, e soprattutto artificialmente intelligentissimi. Quanto a sapere e cultura, basterà (già basta) interrogare la AI, solo facendo attenzione, per favore, alla differenza tra vero e falso, informazioni attendibili e manipolazioni subdole sempre più frequenti. Nella politica internazionale, infestata da iniziative di guerra ibrida, di cui sono maestri Putin e Trump, si combatte a colpi di bugie e missili pubblicitari.
Io però non voglio parlare di questo. Ne so poco e poco mi interessa, dato che, se escludo il semplice buon senso, sono disarmato. Mi interessa il fatto che la trasmissione del sapere e dei saperi, nonché la tradizione storica della cultura, hanno quasi niente a che fare con l’accumulo gigantesco di dati accessibili in AI, e hanno invece molto a che fare con la lettura sistematica e integrale dei libri, in particolare quelli a cui dobbiamo esperienze insostituibili. Mi sembra che in tempi di Anthropic, di OpenAI, di xAI, di Gemini e di hackeraggi, nessuno rifletta più sull’atto di leggere libri da cima a fondo, facendone personale esperienza. Che cosa succede agli individui e alla loro vita di relazione quando leggono Tolstoj e Baudelaire in volume? Senza individui appartenenti al genere umano (tutto avviene negli individui prima che nella società) che leggano i classici e le scritture chiamate “sacre”, parlare di intelligenza artificiale è una truffa e un’astrazione.
Se c’è una cosa che si dovrebbe imparare e fare nelle scuole e nelle università è leggere bene almeno una dozzina di libri. Tre classici antichi (per esempio Platone, Seneca, i Vangeli). Alcuni classici moderni fino all’Ottocento (per esempio Shakespeare e Rousseau, Leopardi e Melville, Dickinson e Dostoevskij). E infine qualche grande moralista del secolo scorso, tra Freud e Kafka, Musil e Eliot, Auerbach e Simone Weil, Orwell e Primo Levi… Per questi ultimi autori ho parlato di “moralisti” perché il Novecento ha trasformato l’umanità e non può esserci cultura né umanità senza riflessione morale sui regimi totalitari, i campi di sterminio e le armi atomiche.
Di cultura fra l’umano e il disumano ha parlato ripetutamente, a fine Novecento, l’ultimo dei critici letterari di rilievo internazionale, George Steiner. Introducendo il suo libro di saggi Linguaggio e silenzio, Steiner scrive che il linguaggio è decaduto nell’asservimento alla propaganda e alla pubblicità nelle culture di massa: industria culturale e menzogna politica: “Stiamo forse uscendo da una storia di predominio verbale, cioè dal periodo classico dell’espressione letteraria, per entrare in una fase di forme postlinguistiche o di silenzio crescente”. In quale situazione si trovano la critica letteraria e l’insegnamento della letteratura nelle accademie? “Mai come oggi lo studioso legge recensioni e testi esplicativi anziché leggere i testi letterari stessi (…) la funzione della critica è soprattutto quella di dirci che cosa leggere e come leggere da esseri umani integrali e non specializzati”.
E’ perciò su questo atto della lettura che oggi si gioca il destino e la sopravvivenza della tradizione culturale. Secoli di cultura scritta dovranno ancora una volta passare attraverso il filtro di individui concentrati sulle pagine di un libro aperto. L’intelligenza artificiale è il contrario di questo. E’ un concetto che sogna e prevede un mondo in cui è il non-umano a prendere decisioni. Le opere letterarie che non sono più lette e rilette da un individuo cessano di vivere. L’AI non serve a niente. E’ la loro tomba.