I libri non più letti da un individuo cessano di vivere. L’AI è la loro tomba

La differenza fondamentale tra la trasmissione di saperi e l'accumulo di dati: come scriveva Steiner, si esce dal predominio della parola per entrare in una fase di silenzio crescente

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Nell’arco di pochi anni il mondo sembra che si sia affollato di esperti tecno-psico-neurologi, di ingegneri filosofeggianti e di giornalisti pubblicitari che ci fanno lezione di Mondo Nuovo e di modi nuovi di vivere smart. Saremo più comodamente in connessione con noi stessi e con gli altri, con la nostra nuova anima informatica e telematica, vicini di casa di chi vive in Groenlandia o a Taiwan, negli Emirati Arabi Uniti, in Sassonia o in Andalusia, e soprattutto artificialmente intelligentissimi. Quanto a sapere e cultura, basterà (già basta) interrogare la AI, solo facendo attenzione, per favore, alla differenza tra vero e falso, informazioni attendibili e manipolazioni subdole sempre più frequenti. Nella politica internazionale, infestata da iniziative di guerra ibrida, di cui sono maestri Putin e Trump, si combatte a colpi di bugie e missili pubblicitari.
Io però non voglio parlare di questo. Ne so poco e poco mi interessa, dato che, se escludo il semplice buon senso, sono disarmato. Mi interessa il fatto che la trasmissione del sapere e dei saperi, nonché la tradizione storica della cultura, hanno quasi niente a che fare con l’accumulo gigantesco di dati accessibili in AI, e hanno invece molto a che fare con la lettura sistematica e integrale dei libri, in particolare quelli a cui dobbiamo esperienze insostituibili. Mi sembra che in tempi di Anthropic, di OpenAI, di xAI, di Gemini e di hackeraggi, nessuno rifletta più sull’atto di leggere libri da cima a fondo, facendone personale esperienza. Che cosa succede agli individui e alla loro vita di relazione quando leggono Tolstoj e Baudelaire in volume? Senza individui appartenenti al genere umano (tutto avviene negli individui prima che nella società) che leggano i classici e le scritture chiamate “sacre”, parlare di intelligenza artificiale è una truffa e un’astrazione.
Se c’è una cosa che si dovrebbe imparare e fare nelle scuole e nelle università è leggere bene almeno una dozzina di libri. Tre classici antichi (per esempio Platone, Seneca, i Vangeli). Alcuni classici moderni fino all’Ottocento (per esempio Shakespeare e Rousseau, Leopardi e Melville, Dickinson e Dostoevskij). E infine qualche grande moralista del secolo scorso, tra Freud e Kafka, Musil e Eliot, Auerbach e Simone Weil, Orwell e Primo Levi… Per questi ultimi autori ho parlato di “moralisti” perché il Novecento ha trasformato l’umanità e non può esserci cultura né umanità senza riflessione morale sui regimi totalitari, i campi di sterminio e le armi atomiche.
Di cultura fra l’umano e il disumano ha parlato ripetutamente, a fine Novecento, l’ultimo dei critici letterari di rilievo internazionale, George Steiner. Introducendo il suo libro di saggi Linguaggio e silenzio, Steiner scrive che il linguaggio è decaduto nell’asservimento alla propaganda e alla pubblicità nelle culture di massa: industria culturale e menzogna politica: “Stiamo forse uscendo da una storia di predominio verbale, cioè dal periodo classico dell’espressione letteraria, per entrare in una fase di forme postlinguistiche o di silenzio crescente”. In quale situazione si trovano la critica letteraria e l’insegnamento della letteratura nelle accademie? “Mai come oggi lo studioso legge recensioni e testi esplicativi anziché leggere i testi letterari stessi (…) la funzione della critica è soprattutto quella di dirci che cosa leggere e come leggere da esseri umani integrali e non specializzati”.
E’ perciò su questo atto della lettura che oggi si gioca il destino e la sopravvivenza della tradizione culturale. Secoli di cultura scritta dovranno ancora una volta passare attraverso il filtro di individui concentrati sulle pagine di un libro aperto. L’intelligenza artificiale è il contrario di questo. E’ un concetto che sogna e prevede un mondo in cui è il non-umano a prendere decisioni. Le opere letterarie che non sono più lette e rilette da un individuo cessano di vivere. L’AI non serve a niente. E’ la loro tomba.