Cultura
Se il Nobel è Utopia •
“Economia dell’imperduto” di Anne Carson è nel catalogo di una casa editrice minuscola
Questa è la storia di "Utopia", la casa editrice che ha pubblicato in Italia uno dei testi della vincitrice del Nobel per la Letteratura 2026. “Noi pubblichiamo solo libri che hanno l’ambizione di durare” ci dice Gerardo Masuccio
9 OTT 26

La notizia che la sua autrice, Anne Carson, ha vinto il premio Nobel per la Letteratura lo raggiunge in autostrada. “Ho dovuto accostare alla prima stazione di servizio per la gioia. E’ meraviglioso. Si realizza il desiderio che mi ha spinto a fondare Utopia”. Trentacinque anni, originario di Olevano sul Tusciano, provincia di Salerno, Gerardo Masuccio ha creato la casa editrice Utopia nel 2020, a ventotto anni. Scrisse ad Anne Carson una email, appena presa la decisione di lanciarsi nel mercato editoriale. Lei rispose di lì a breve, accettando di entrare nel catalogo di una casa editrice che non aveva catalogo: “Un gesto di enorme generosità”. "Economia dell’imperduto" è il primo dei libri di Carson pubblicato da Utopia. Il quarto dell’intero catalogo. “Dopo Massimo Bontempelli, Camilo José Cela (anche lui Nobel nel 1989), Piero Scanziani, Carson è stata la prima autrice vivente su cui abbiamo puntato”.
In Italia, Bompiani aveva pubblicato Autobiografia del Rosso nel 2000, Donzelli Antropologia dell’acqua nel 2010. La Nave di Teseo ripubblica il primo nell’ottobre del 2020. Poche settimane dopo, esce Economia dell’imperduto, il libro con il quale Utopia inaugura la pubblicazione dei suoi saggi poetici: Eros il dolceamaro, Decreazione, La Norma sbagliata. “In pochi minuti, dopo la diffusione della notizia, tutti i libri che avevamo in magazzino sono andati esauriti”. Ma anche se Carson non avesse vinto il Nobel, per Utopia sarebbe stato comunque un successo: l’altra grande favorita – anzi, ancora più favorita di Carson – era la cinese Can Xue, in catalogo dal 2023 con Dialoghi in cielo, La strada di fango giallo, La città del fumo, La vecchia nuvola fluttuante. Niente male per una casa editrice piccola, nata sei anni fa, trentadue autori, una settantina di titoli in tutto. “Noi pubblichiamo solo libri che hanno l’ambizione di durare”, dice Masuccio, “autori che scrivono per superare il presente”. Sette dipendenti, tutti fra i trenta e i quarant’anni (composizione assai insolita per l’editoria italiana), chissà se c’entra anche l’età nella capacità di cogliere al volo le tendenze del mercato letterario mondiale. Sta di fatto che scorrendo il catalogo di Utopia si scopre che c’è Edwidge Danticat, quest’anno finalista del National Book Awards, uno dei premi più importanti degli Stati Uniti d’America, insieme al Pulitzer; c’è lo spagnolo Agustín Fernández Mallo, tra le voci dell’avanguardia letteraria europea più solide, vincitore del premio Biblioteca Breve, riconoscimento che lanciò Vargas Llosa; e c’è anche Lutz Seiler, tra i più acclamati autori della letteratura tedesca, vincitore del premio Georg Büchner, il maggiore riconoscimento letterario tedesco.
All’editoria, Masuccio è arrivato per vie traverse. Al liceo aveva già capito che voleva lavorare con i libri. Ma la sua professoressa di Lettere gli disse che avrebbe fatto meglio a studiare materie tecniche se avesse voluto riuscirci. Prima Giurisprudenza, specializzazione in Diritto d’autore, poi Economia, indirizzo Mercato librario, entra in Bompiani attraverso l’ufficio tecnico. Poi, con la pandemia, la decisione di mettersi in proprio. Proponendo anche autori classici, ma appartati, nascosti, un po’ dimenticati: Grazia Deledda e Sigrid Undset, entrambe Nobel, Ottiero Ottieri.
Racconta al Foglio il traduttore di Anne Carson, Patrizio Ceccagnoli, che per anni l’ha proposta a diverse case editrici italiane. L’hanno sempre rifiutata. Finché Utopia non l’ha chiamato all’incarico. Dentro la casa editrice ci fu una discussione accesa quando propose il titolo del primo libro, Economia dell’imperduto. Chi l’avrebbe capito il neologismo “imperduto”? L’editore era spaventato. Il traduttore insistette. Spalleggiato da Antonella Anedda, la massima conoscitrice di Carson in Italia. Il concetto viene da Paul Celan, che insieme al poeta greco Simonide è il protagonista del libro. Indica ciò che sopravvive alla perdita. Ciò che non scompare. “Aveva ragione Patrizio”, dice oggi Masuccio, “non c’era aggettivo migliore per dire anche quello che vogliamo fare noi, con i nostri libri”.