Cultura
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Stai a vedere che serviva proprio l’AI per capire che stiamo scrivendo male
Quest'anno al Festivaletteratura di Mantova tra gli scrittori un solo spettro si aggirava, anzi, scorrazzava. Quello dell’intelligenza artificiale. Che si è mangiata perfino i pettegolezzi, mai pochi come quest’anno, mai così flebili
19 SET 26

(Foto Getty)
Morte all’AI, evviva l’AI. I fatti: Festivaletteratura di Mantova, trentesima edizione. La città in cui, ogni settembre, migliaia di lettori si incontrano con gli scrittori che amano. Magnifica cornice e magnifico il quadro: percorri il lungolago dei Gonzaga, attraversi il ponte di san Giorgio, Mincio a destra, Mincio a sinistra, e all’orizzonte la città ti appare così, come una torta su un vassoio. Per cinque giorni, l’illusione felice di un luogo umano.
Ma quest’anno, tra gli scrittori, quasi ovunque, sotto i porticati del punto ristoro, nelle trattorie, tra i déhor dei bar, un solo spettro si aggirava, anzi, scorrazzava. Quello dell’intelligenza artificiale. Che si è mangiata perfino i pettegolezzi, mai pochi come quest’anno, mai così flebili. Si parlava solo di intelligenza che genera mostri, di mostri che porteranno via il lavoro all’umanità, dell’umanità ormai avviata all’atrofia cognitiva. Freschi i risultati di uno studio pubblicato dalla Cambridge University Press quest’estate: diceva che un vasto campione di lettori aveva preferito racconti generati con l’AI rispetto a quelli scritti da autori in carne e ossa. E poi gli allarmi sull’estinzione di massa causa algoritmo psicomannaro, che riverberavano sotto le trifore a tutto sesto del palazzo Bonacolsi.
Ci si schierava. Tra chi dichiarava sfiducia moderata, chi tuonava sfiducia totale, chi urlava nel megafono già a cavalcioni su un davanzale del quinto piano (detto anche livello Coxon). C’era chi sorseggiava un Camparino e sentenziava “ci estingueremo”, chi chiosava “meglio prima che dopo” e ordinava un secondo giro di pizzette, chi borbottava “sto mandando in giro i curriculum” e aiutava il cameriere a sparecchiare, improvvisamente sensibilizzato alla causa dei salariati. Poi c’era chi salmodiava, rollandosi una sigaretta, “qui siamo davanti a un cambio di paradigma tale che…” e garantiva Apocalisse; chi sospirava, infilzando un’oliva, “ho fatto bene a non fare figli”; chi ordinava il terzo Franciacorta e sbuffava “ma sì, che i libri li scriva tutti lei, in fondo è ’na gran rottura di balle”.
Il punto era: scriverà davvero tutto l’AI? Scriverà meglio di noi? La letteratura non avrà più senso? Una vita a consumarsi gli occhi sui classici, a parlare di libri in giro per festival, università e gruppi di lettura, a far due palle così ai tuoi figli con le humanae litterae, da Geronimo Stilton al Don Chisciotte a fumetti, e adesso cancelliamo tutto così, con un tratto di software?
Qualcuno raccontava esperimenti terribili. “Le ho chiesto: scrivimi un racconto alla mia maniera, e lei ha scritto un racconto come se l’avessi scritto io, qui c’è da spararsi”. Un altro ridimensionava: “L’ho fatto anch’io, ma a me ha consegnato un racconto che sembrava la mia parodia. Comunque orrendo”. Un terzo: “Io ’sti esperimenti non li faccio o mi vien male”.
Poi salta su uno e fa: “Io so di colleghi che stanno riscrivendo un romanzo che avevano già consegnato perché, dopo aver studiato un po’ come scrive l’AI, hanno deciso di ripulirlo da tutti quegli aspetti che sembravano generati dall’AI, per non correre il rischio di essere accusati di averlo scritto con l’AI”.
Soprassalto! Stai a vedere che serviva l’AI per riportarci ai fondamentali. Stai a vedere che serviva l’AI per capire che stiamo scrivendo male, malissimo, cioè contro noi stessi, già da soli, al di là degli aperi-patemi. Stai a vedere che serviva l’AI per ritrovare la necessità di avere un rapporto con le parole, con le storie, col senso profondo di scrivere, che non significa semplicemente impilare frasi.
Dice: ma non c’è gara, la gente preferirà sempre un testo più semplice e prevedibile (queste le spiegazioni dei lettori-campione che emergono dallo studio pubblicato dalla Cambridge University Press). Sicuramente sarà così. Domani come oggi e come ieri. Quindi, nihil novi sub soli.
Quanto a chi scrive, riscrivere un intero romanzo solo perché, da quando esiste l’AI, non si vuole essere accusati di aver usato l’AI, è come comportarsi bene per non essere accusati di esserci comportati male. Virtù artificiale, potremmo dire – ma quella non è mai stata un problema.