L'Ulisse di Jovanotti non è mai tornato a Itaca: è morto qui, a Cortona

Per tutto il mese di agosto il Foglio regala ogni giorno un canto dell'Odissea accompagnato da un intervento. Quello di oggi, a corredo del Libro XIII, lo firma Lorenzo Jovanotti. Ecco la sua storia sull'eroe omerico

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Visto che quest’estate non si sta parlando d’altro, e anche quando si parla d’altro lui si infila nel discorso, dirò anch’io la mia su Ulisse. Lui, quello di Omero, di Dante, dello sceneggiato strepitoso della Rai, bellissimo, di Kazantzakis e oggi di Nolan, che ha fatto un filmone pieno di cose che mancano e però anche pieno di cose che ci sono. Quando faccio le prove di uno spettacolo di un tour mi capita di ripetere a me stesso e ai miei compagni di viaggio (ho pure io un po’ di sindrome di Odisseo, lo ammetto, mi identifico, ho anche la barba) ripeto che il pubblico vede e sente quello che c’è e non quello che non c’è, quindi se non abbiamo budget per i fuochi d’artificio la soluzione è una sola: non metterli. Vattelapesca se Nolan aveva finito i dollari per pagare le scene con Nausicaa, chi può dirlo?
Vengo al dunque, questo sarà un intervento molto local, a conferma del fatto che Ulisse è un menù all you can eat, ognuno si prende quello che gli pare. Succede con le grandi storie e i personaggi scritti bene. Abito a Cortona, città della Toscana al confine con l’Umbria un tempo cuore spirituale degli Etruschi, che come tutti ci tenevano a darsi delle origini importanti. Infatti il mio babbo quando io ero ragazzino e come una spugna assorbivo tutto, mi ripeteva, anche se abitavamo a Roma: “Cortona, mamma di Troia e nonna di Roma!”, poi mi spiegò anche il perché di questo detto. Narra infatti la leggenda epica orale arrivata fino al mio babbo (e a lui si è fermata perché dopo è arrivata la tv) che da Cortona è partito Dardano che fu il fondatore mitico di Troia e poi da Troia partì Enea che fondò Roma. Cerchio chiuso. Infatti a Cortana una delle vie principali, con ottime trattorie che servono fegatelli, pici all’aglione, bistecche e buon vino della casa, si chiama via Dardano (chi era costui? ora lo sapete). Ma non è tutto, ora viene il bello.
C’è un’altra leggenda, che nasce intorno al secolo XVIII, secondo cui, attenzione, Ulisse in persona sarebbe sepolto qui, a Cortona, e più precisamente a Pergo, una frazione dove vivono delle mie cugine e il mio idraulico. Ci sono validi personaggi un po’ mitomani (anche nel senso che hanno la mania del mito) che forniscono prove scritte, dimostrazioni filologiche e teorie anche parecchio strampalate a sostegno di questa storia. Io da Pergo, che consiste in una sola strada con una decina di case e un alimentari, ci passo spesso nei miei giri in bici e ci penso ogni volta a Ulisse sepolto, molto prima che se ne occupasse Nolan, e spazio con il mio sguardo a cercare quel montarozzo di terra sotto al quale prima o poi qualcuno scoprirà tracce concrete ad avvalorare la teoria affascinante che “l’uomo dalla mente colorata” sia sepolto a pochi passi dai miei genitori e altri membri della mia famiglia. Tutta gente appassionata di epica e anche un po’ mitomane, per fortuna. Quindi, per concludere, Dante si è inventato tutto, Ulisse dopo l’incidente di cui parla nelle sue terzine si è ripreso, ha recuperato le forze e nel secondo grande viaggio di ritorno verso Itaca, stavolta da ovest verso est, è arrivato a Cortona, anzi a Pergo (che etimologicamente vuol dire “corto”, e si sa che Ulisse era un tarchiato) e lì, vecchio e malandato, morì e fu sepolto. E’ una bella storia, ora la sapete anche voi.
Buona estate. E buon vento verso la vostra Itaca.