Cattolici in politica, fatevi avanti

Redazione

Disponibilità massima verso il nuovo che avanza – specie se nel curriculum vitae del premier incaricato Giuseppe Conte è ben evidenziato il legame con Villa Nazareth, il che non guasta considerando l’estrazione delle più alte gerarchie vaticane oggi alla guida della curia – ma intanto è meglio se i cattolici in politica si danno da fare per ricostruire una presenza visibile che è andata scomparendo progressivamente. I vescovi italiani l’hanno messo nero su bianco al termine dell’Assemblea generale di maggio, la prima dopo il voto del 4 marzo. Più che le perplessità sulla flat tax (la Cei non ha mai assunto esplicitamente una posizione contraria alle istanze pentastellate, seppure sul reddito di cittadinanza i dubbi siano parecchi), è la preghiera perché i cattolici si destino a meritare rilievo: “La debolezza della partecipazione politica dei cattolici è espressione anche di una comunità cristiana poco consapevole della ricchezza della dottrina sociale e, quindi, poco attiva nell’impegno pre-politico. Di qui – si legge – la volontà di una conversione culturale che sappia dare continuità alla storia del cattolicesimo politico italiano, testimoniata da figure alte per intelligenza e dedizione”. Ancora più chiaro è stato il sostituto della Segreteria di stato vaticana, mons. Angelo Becciu (nella lista dei nuovi cardinali annunciati dal Papa). Intervistato dalla Nuova Sardegna, ha detto: “Non do giudizi sulla situazione politica. Non mi spetta, ma da cristiano devo riconoscere che i cattolici in politica sono un po’ scomparsi”. E fin qui, una mera constatazione. Ma Becciu dice di più, perché sottolinea il fatto che “resta una posizione individuale, manca un contributo organico dei cattolici alla politica. I valori del cattolicesimo costituiscono un contributo importante al progresso della società e al miglioramento dell’impegno in politica. Si deve essere convinti che la cultura cattolica sia un capitale di ideali”. Nessun ritorno ai tempi andati, non è di marce in piazza che si parla – è un capitolo chiuso anche per la Cei, da almeno cinque anni – bensì del ripensamento di una presenza. Attiva e propositiva. Il canovaccio è quello presentato dal Papa sia in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze (autunno 2015) sia, più di recente, col discorso sulla politica come bene comune pronunciato a Cesena. Un programma finora ben poco seguito.

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