Un precedente interessante sulla figura dell'agente provocatore

Massimo Bordin

Ancora sulla sottile differenza fra agente infiltrato e agente provocatore a proposito della nuova legge “spazza corrotti” cui tanto tiene il M5s. In tema di corruzione non dovrebbero esistere precedenti, visto che non è fra i reati per i quali è finora consentito l’uso di agenti sotto copertura o infiltrati, termini che identificano lo stesso ruolo. Invece un precedente c’è e qui ne abbiamo già scritto, a proposito del metodo dell’indagine, che fu condotta negli anni 90 dal Ros guidato da Mario Mori, ma di quell’inchiesta è interessante anche la conclusione giudiziaria.

Il punto di partenza fu la costruzione del tratto Roma-Napoli della Tav. Varcato il Garigliano la camorra imponeva un suo cartello di imprenditori con il patrocinio di politici locali. Il Ros pensò di infiltrare nell’affare il colonnello Vincenzo Paticchio, che mutò, con documenti e credenziali false, la sua identità in quella dell’inesistente imprenditore Vincenzo Varricchio. Considerata la presenza della camorra, il pm napoletano Paolo Mancuso fornì l’indispensabile benestare e il colonnello, con molte peripezie e correndo più di un rischio, si conquistò la fiducia dei camorristi e arrivò a contattare politici di destra, sinistra e centro. Quando il Ros gettò le reti, la procura portò a processo tutti quanti, colonnello escluso, naturalmente. Il tribunale però condannò i camorristi, fra i quali il famigerato Pasquale Zagaria, e anche diversi imprenditori ma assolse i politici sostenendo che mentre per gli altri il reato era già in corso al momento dell’intervento del colonnello, essi furono indotti a compierlo da quest’ultimo. Visti i protagonisti, il precedente è singolare e indicativo.

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