A posteriori, riesaminando gli interpreti e il contesto della tragica morte di Trayvon Martin e il processo penale che ne è scaturito, il verdetto emesso sabato scorso dalla giuria che ha definito “non colpevole” George Zimmerman appare fatalmente scontato. La vicenda, infatti, già conteneva quasi in modo esemplare, gli elementi necessari a dar luogo a una simile rappresentazione e, di conseguenza, a eccitare dibattiti e contrasti sociali all’indomani della sentenza. La risonanza del caso è stata amplificata dalla maniacale copertura mediatica del processo: grandi network, talk show, stampa e Web gli hanno dedicato un’attenzione che non si vedeva dai tempi di O.J. Simpson, con la complicità delle laconiche cronache provenienti da uno scenario politico depresso e da andamenti economici insicuri.