Dopo anni di gramsciana occupazione delle casematte della società civile, dall’università all’editoria – che è, poi, la versione non rivoluzionaria, ma non meno illiberale e inquinante, assunta dal marxismo-leninismo in un paese finito, a causa della Guerra fredda, nella sfera di influenza strategica degli Stati Uniti – la condizione culturale dell’Italia è miserevole. Ma a renderla miserevole non è l’occupazione delle casematte borghesi da parte degli ultimi rappresentanti di una filosofia sconfitta dalle “dure repliche della Storia”, ma che conserva, negli scritti di Karl Marx – che peraltro nessuno ha letto, e conosce – una forte componente dialetticamente problematica, bensì l’opera di piccoli opportunisti che ne orecchiano i cascami, cioè la versione grossolanamente demagogica e popolare che aveva indotto Marx a dire “io non sono marxista”. di Piero Ostellino