Ieri, alle 2.46 del pomeriggio, tutto il Giappone si è fermato per un minuto, in silenzio, a una settimana dal maremoto che ha ucciso settemila persone – con i dispersi, il bilancio supera già i diecimila. Tre quarti d’ora prima, alla centrale nucleare di Fukushima, sette autopompe hanno sparato altre 50 tonnellate d’acqua sul terzo reattore. Non resta che “raffreddarlo in qualche modo, anche con l’acqua dell’oceano”, ha detto il portavoce dell’Agenzia atomica giapponese, Hidehiko Nishiyama.