Altro che il povero Steve. Altro che le ineguagliabili parole in memoriam scritte con un niente da Beppe Severgnini e inviate al Corriere della Sera, da est verso ovest, niente di meno che da Sa Pa, Vietnam settentrionale, in una sera lattiginosa passata con tredici etti di metallo e intelligenza sulle ginocchia e wi-fi perfettamente funzionante. Quello di Steve Jobs, è un altro mondo. Dove ragazzi di venti anni possono sbattersi sessanta ore a settimana in un garage perché hanno avuto una folgorazione, quando decidono di creare un’impresa.