La sentenza con la quale il giudice per le indagini preliminari di Monza Anna Magelli ha respinto la richiesta di carcere preventivo per Filippo Penati avanzata dalla procura ha un apprezzabile contenuto garantista. Non c’erano prove per il reato più grave tra quelli contestati, la concussione, e quindi il giudice ha applicato i termini di prescrizione a quello di corruzione, che risulta estinto. Ci sarà una coda al tribunale del Riesame, cui si è appellata la procura, il quale dovrebbe valutare in via di diritto se gli indizi giustificano o meno il declassamento del reato da concussione a corruzione.