Paolo Flores d’Arcais ha bisogno di Berlusconi. Un bisogno ideologico, morale, fisico perfino. L’ostinazione con la quale ne richiede, attraverso petizioni e altre pratiche volontaristiche, l’estromissione dalla vita pubblica ha qualcosa di commovente. Nel suo editoriale di ieri sul Fatto – “E ora un presidente antiberlusconiano” – si rivelava un rapporto di dipendenza passionale dal Cav. Non serve scomodare la psicanalisi per comprenderne la meccanica, è sufficiente la biografia intellettuale. Flores è un gruppettaro della Quarta internazionale, un trotzkista fatto e finito, risciacquato nella letteratura di Albert Camus e riscaldato dai filosofemi di Hannah Arend.