In Messico ogni “sexenio”, ogni periodo di sei anni in cui dura un presidente, ha il suo “capo” di riferimento – così dice la leggenda, ché quando si parla di Messico e di narcotraffico spesso i confini della cronaca sono labili, e i primi complottisti sono i media più accreditati. Capo è un termine quasi tecnico, indica un leader del narcotraffico, uno di quelli potenti, che parlano con i politici. Ogni presidenza è legata in qualche modo – che è connivenza per l’opposizione, scontro per il potere per gli altri osservatori – a un capo, dunque a un cartello, dunque a un sistema di potere parastatale che si annida dentro lo stato. Queste relazioni sono scivolose, nascoste, sempre negate. di Eugenio Cau