In molti hanno scelto di ignorarlo, ma è l’Unione europea a chiedere di modificare le norme italiane sulla responsabilità civile dei magistrati. Secondo la legge 117 del 1988, il giudice italiano è chiamato a rispondere di un suo errore solo in caso di “dolo o colpa grave”. Bisogna provare, cioè, che egli abbia voluto compiere un atto che viola la legge, in piena coscienza. Se si riuscisse a strappare un risarcimento, poi, non sarà il giudice a pagare, ma lo stato italiano – che potrà pretendere, in cambio, non più di un terzo dello stipendio annuo del togato. Leggi L’insubordinazione togata di Giuliano Ferrara