Aprile, il 40 aprile, che non c’è. La data irreale della tua fine. Il mento levato, due fosse le guance, il naso che sembra enorme, le mani incrociate sul ventre, non sul petto – eri tutt’altro che pio. Come ti riconosco in questa posa, con quelle grosse nocche bianche e quelle unghie bombate: è come quando a casa ti buttavi sul letto, alle dieci del mattino, per la spossatezza. Mi mettevi sgomento, e non te lo perdono.