Da oggi il Senato della Repubblica è appena più numeroso, colto e fedele alle ragioni politiche del governo Letta. Oltreché naturalmente a Giorgio Napolitano, che ha nominato ieri quattro senatori a vita di specchiata fama e dovuto rispetto (usa dire così, e nel caso in questione non è poi esagerato, fatte salve le riserve contenute nell’editoriale che segue qui sotto). I due scienziati, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo, l’archistar Renzo Piano e il maestro Claudio Abbado rappresentano nel complesso un degnissimo apparato esornativo, prescelto dal capo dello Stato in omaggio a una pratica polverosa che arieggia fuori tempo massimo l’antica adlectio d’età romano-imperiale.