Intorno a Slaviansk continua un’estenuante guerriglia di posizione. Un attacco ucraino fa dieci morti tra i separatisti, una mitragliatrice dei fan di Mosca colpisce un elicottero di Kiev, le truppe governative annunciano l’accerchiamento finale della città, ma il “sindaco popolare” Ponomariov parla di “rinforzi dalla Crimea”. A Kiev aspettano provocazioni dei filorussi sul modello di Odessa e preparano posti di blocco in attesa del 9 maggio, quando la Russia celebrerà la vittoria sul nazismo come evento di attualità, con la propaganda che ormai chiama gli ucraini soltanto “fascisti”. La guerra sul terreno inciampa, quella verbale divampa.