La tagliola da 40-50 miliardi dal 2016 per l’entrata in vigore del Fiscal compact (riduzione di un ventesimo l’anno del debito pubblico oltre il 60 per cento del pil) non è una fatalità, ha detto due giorni fa il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (vedi inserto I). Basterebbe una crescita dell’economia vicina ai tre punti nominali (cioè inflazione inclusa) e il mantenimento del pareggio strutturale di bilancio. Agendo cioè contemporaneamente sul denominatore – il pil – e sull’avanzo primario, al netto degli interessi, l’aggiustamento si realizzerebbe da solo “senza un orientamento perennemente restrittivo” della finanza pubblica. In avanzo primario l’Italia c’è da vent’anni, e oggi è la prima d’Europa davanti anche alla Germania.