La politica italiana da troppo tempo affronta l’argomento della disoccupazione giovanile con ipocrisia, come se fosse il frutto di una “discriminazione anagrafica” da contrastare con misure ad hoc che inducano le imprese ad assumere i più giovani. Essa è invece la conseguenza inevitabile di un problema più generale, che ha dunque bisogno di soluzioni strutturali. Nessuno è disoccupato perché è giovane: piuttosto, i giovani sono disoccupati perché non c’è lavoro. E’ una differenza enorme che in troppi, persino dalle parti di Palazzo Chigi, fanno finta di non vedere.